Le vie per Godot

Domenica 21 giugno lo spettacolo di Eduardo Cocciardo con gli allievi dell’Accademia dei Ragazzi

Andrà in scena domenica 21 giugno alle ore 21, presso il vicolo del Torrione a Forio, lo spettacolo Le vie per Godot, scritto e diretto da Eduardo Cocciardo ed interpretato dagli allievi del Corso di Recitazione dell’Accademia dei Ragazzi. Un emozionante esperimento scenico, a mezza strada tra il meta-teatro (il teatro che parla di sé per riflettere al contempo sull’epoca che viviamo) e il teatro on the road (più teatro in stradache teatro di strada). Uno degli aspetti più originali e provocatori della messa in scena è infatti la sua location: l’azione si svolgerà all’ombra del Torrione, in uno scenario assolutamente naturale, senza l’ausilio di un palcoscenico e di alcun mezzo tecnico classico (si prevede l’utilizzo di un solo faretto, più per indirizzare il pubblico alla scena che per illuminarla). “Se il pubblico non va più a teatro, sarà il teatro ad andare dal pubblico”, recita una battuta dello spettacolo. E non è solo un modo di strizzare l’occhio ad una possibile evoluzione futura del linguaggio teatrale, ma un salto all’indietro nel tempo, quando i Comici dell’Arte, messi ai margini delle scene ufficiali, viaggiavano di villaggio in villaggio e di città in città in cerca di un pubblico che accertasse la loro esistenza artistica. Con Le vie per Godot Eduardo Cocciardo riflette amaramente sulla crisi del teatro odierno, sulla necessità di riagganciarsi alla tradizione per cercare strade completamente nuove. Del tutto inaspettate. E qui veniamo alla scrittura. Riscrittura, più che adattamento. Destrutturazione, mai perfettamente compiuta però. Perché nel prendere spunto da grandi capolavori teatrali quali Aspettando Godot, Sei personaggi in cerca d’autore, L’uomo dal fiore in bocca, Il gabbiano, L’Arlecchino servitore di due padroni, Romeo e Giulietta, Filumena Marturano, Madre Coraggio, Cyrano de Bergerac, lo spettacolo non si limita a spargerne i frammenti rendendoli quasi privi di senso, ma li ricuce all’interno di una trama completamente nuova che avanza, in un vortice di situazioni tragicomiche, verso una rivelazione finale sul teatro della vita. Riportare il teatro fra la gente, svelarne in un certo senso l’assoluta normalità, il suo diritto di esistere nel bel mezzo del nostro vivere quotidiano, in un’epoca che invece è caratterizzata dall’esibizione fine a se stessa, da un desiderio di distinzione che è solo l’altra faccia dell’omologazione voluta dai social network. Prodotto dall’Accademia dei Ragazzi, Lei vie per Godot sarà interpretato da Gloria Azar, Colomba D’Abundo, Davide D’Abundo, Salvio Di Massa, Mariaflora Ielasi, Ida Matarese, Rossella Impagliazzo e Rossella Polito. L’appuntamento è dunque per domenica 21 giugno alle ore 21 in vicolo del Torrione a Forio. In religioso silenzio e rigorosamente ad ingresso libero.

 

 

Straordinario successo per lo spettacolo di Eduardo Cocciardo con gli allievi dell’Accademia dei Ragazzi

Straordinario successo per lo spettacolo teatrale Le vie per Godot, andato in scena domenica 21 giugno presso il vicolo del Torrione a Forio. Scritto e diretto da Eduardo Cocciardo, prodotto dall’Accademia dei Ragazzi, col Patrocinio del Comune di Forio ed il supporto dell’Associazione Radici, interpretato dagli allievi del Corso di Recitazione. Lo spettacolo, un emozionante esperimento scenico a mezza strada tra il meta-teatro e il teatro on the road, ha tenuto col fiato sospeso il numerosissimo pubblico assiepato nel magico vicolo saraceno, coinvolgendolo in un vortice di situazioni tragicomiche che si alternavano a ritmo incessante. Uno degli aspetti più originali e provocatori della messa in scena è stata infatti la sua location: l’azione si svolgeva all’ombra del Torrione, in uno scenario assolutamente naturale, senza l’ausilio di un palcoscenico e di alcun mezzo tecnico classico. “Se il pubblico non va più a teatro, sarà il teatro ad andare dal pubblico”, recitava una battuta dello spettacolo, a mo’ di simpatico slogan. Ma dietro la battuta si cela un chiaro riferimento alla crisi del teatro odierno (sia in termini di pubblico che di scrittura). Una provocazione, a metà fra tradizione ed evoluzione linguistica. Da un lato, infatti, il riferimento alla cinquecentesca Commedia dell’Arte, con i suoi sgangherati protagonisti, ai margini delle scene ufficiali, costretti a viaggiare di villaggio in villaggio e di città in città in cerca di un pubblico che accertasse la loro esistenza artistica. Dall’altro, l’amara riflessione sul teatro attuale, obbligato a sopravvivere nel purgatorio dell’esibizione fine a se stessa, nel riciclaggio dei soliti autori, nella meccanica ripetizione di performance mai perfettamente digerite, col pubblico costretto a latitare un po’ per via della presunta crisi economica, un po’ per mancanza di reali stimoli interiori. Con Le vie per Godot Eduardo Cocciardo rimette in circolo un modo antichissimo di fare teatro, eppur modernissimo se si riflette sull’impoverimento delle idee e sulla reale forza delle proposte teatrali. Tornato alle sue povere origini – androni bui, vicoli polverosi, palazzi scorticati – il teatro ritrova la forza del corpo e della parola, la capacità di essere normale, quotidiano, popolare, perciò necessario alla crescita morale ed intellettuale del popolo. Mai così necessario, si può aggiungere, vista la crisi di valori che attraversa il mondo attuale. Così le Le vie per Godot – che sia Dio o qualcun altro – non vanno ricercate sui grandi palcoscenici o nei grandi centri urbani, ma nei vicoli ombrosi della realtà più autentica. Prendendo spunto da grandi capolavori teatrali quali Aspettando Godot, Sei personaggi in cerca d’autore, L’uomo dal fiore in bocca, Il gabbiano, L’Arlecchino servitore di due padroni, Romeo e Giulietta, Filumena Marturano, Madre Coraggio, Cyrano de Bergerac, lo spettacolo non si è limitato a spargerne i frammenti rendendoli quasi privi di senso, ma li ha ricuciti all’interno di una trama completamente nuova, con un inaspettata rivelazione finale sul teatro della vita: “tutti vogliono fare gli attori, ma nessuno vuole più mettersi dalla parte del pubblico”. Come a dire, tutti protagonisti, ma nessun reale fruitore, in un’epoca che sembra aver abolito l’ascolto a favore di un chiacchiericcio continuo ed inconcludente, di una serie di esibizioni fini a se stesse, di un desiderio di distinzione che è solo l’altra faccia dell’omologazione voluta dai social network. Straordinari protagonisti di quello che si può senza dubbio definire un evento unico ed irripetibile sono stati Gloria Azar, Colomba D’Abundo, Davide D’Abundo, Salvio Di Massa, Mariaflora Ielasi, Ida Matarese, Rossella Impagliazzo e Rossella Polito. Tutti capaci di mettere in gioco un’incredibile energia, una passione quasi incontrollata per il “semplice e vero” fare teatro. Epidermici e profondissimi, disperati ed ironici, malati e guariti di teatro, hanno trattato con uguale leggerezza testi assai diversi fra loro (alcuni davvero ostici, comeAspettando Godot, Il Gabbiano Madre Coraggio), dimostrando quanto il teatro non abbia barriere sociali o intellettuali che tengano. E intanto il loro instancabile regista Eduardo Cocciardo – che ha voluto dedicare la serata al compianto Gennaro Zivelli, autore negli anni Settanta/Ottanta di un’indimenticabile versione di Aspettando Godot –si prepara a nuove e se possibile ancor più intriganti sfide. Il 10 luglio, sempre a Forio, stavolta in Piazza del Municipio, sarà infatti protagonista dello spettacolo L’Ultimo Borbone, da lui scritto e diretto. Un vero evento musical-teatrale con la straordinaria partecipazione degli E.P.O. gruppo rock-pop napoletano in grande ascesa (collaboratori, fra gli altri, di Paola Turci, Daniele Silvestri, Marina Rei). Quella del 10 luglio sarà un’anteprima nazionale, perché lo spettacolo debutterà poi a Napoli in autunno, prima di iniziare un percorso che ci auguriamo molto fortunato.

Dal quotidiano Il Dispari. del 27 giugno 2015. Redattrice Anna Lamonaca.