Il giorno della Shoah

Ci sono eventi nella storia dell’uomo che non devono cadere nel dimenticatoio, devono essere ricordati per scongiurarne un possibile ritorno. Come per una delle pagine più nere della storia dell’umanità, l’Olocausto.
Proprio per non dimenticare, per il 27 gennaio è stata indetta la Giornata della Memoria, un modo per tenere sempre alta l’attenzione su un tema molto delicato.
Anche sulla nostra isola si susseguono gli incontri e gli eventi dedicati al tema, come lo spettacolo particolare dal titolo “Fogli e Frammenti” organizzato dall’Accademia TCA e dall’Associazione Radici, dedicato alle vittime dell’Olocausto, sarà portato in scena mercoledì 27 gennaio alle ore 17.00 presso il Torrione di Forio (ingresso libero).
Un evento particolare, dicevamo, fin dall’incipit. “Fogli e frammenti di memoria. Testimonianze di sopravvissuti. Immagini che si riaccendono di dolore. Mentre il mondo riscopre nuove atrocità. Non solo per non dimenticare, ma per scegliere di ricordare, sognando, un giorno, di dimenticare davvero.”
L’evento, che vede la regia di Eduardo Cocciardo, è organizzato come un reading teatrale dedicato alle vittime dell’Olocausto con Gloria Azar, Colomba D’Abundo, Davide D’Abundo, Ida Matarese, Rossella Polito, Paola Russo, Maria Castaldi, allievi del corso di recitazione dell’Accademia TCA.

Testo di Eduardo Cocciardo pubblicato dal quotidiano Il Dispari il 22/01/2016

Il teatro di Eduardo

In occasione del suo nuovo lavoro teatrale, in scena al Torrione il prossimo 27 gennaio, Eduardo Cocciardo ci ha rilasciato una breve intervista.

Eduardo, il tuo impegno nel sociale, specialmente attraverso il teatro, ha avuto un grande successo. Quali sono gli obiettivi che ti prefiggi?

Il teatro dovrebbe avere per istituzione una finalità civile e sociale, sia per denunciare un certo vivere non solo politico ma anche privato (come dimostrano i film del compianto Ettore Scola, le rivoluzioni iniziano nelle sale dei ristoranti e fra le lenzuola matrimoniali) sia per muovere le coscienze. Purtroppo attualmente non è sempre così…quindi mi prefiggo solo di continuare su questa strada, facendo possibilmente sempre meglio.

Dopo i tuoi tanti lavori, tra i quali ricordiamo: l’ultimo Borbone;per le vie di Godot; l’altre stelle; la Mezzanotte Bianca, come si innesta questo reading di fogli e frammenti di memoria, testimonianze di sopravvissuti dell’Olocausto che rappresenti con The Creative Arts di Teresa Coppa, e in collaborazione con Associazione Radici al Torrione di Forio mercoledì 27 gennaio?

Questo lavoro s’innesta fra gli altri miei più recenti proprio per proseguire e accrescere ciò cui accennavo sopra, un teatro rivolto alle coscienze, all’esercizio della memoria, all’analisi antropologia e storica..

Bene. Eduardo, non a caso, penso che il tuo nome sia mitico per il teatro. Chiunque lo associa a De Filippo, e i tuoi libri l’applauso interrrotto e Alice fuori dal paese, sono una testimonianza di quella napoletanità di cui sono emblematici due massimi esponenti di questa prerogativa del popolo partenopeo: Eduardo e massimo. Cosa ti hanno insegnato?

Cosa mi hanno insegnato Eduardo De Filippo e Massimo Troisi? Direi tutto! Per quello che ho potuto apprendere per via indiretta, purtroppo. Ma rappresentano senza dubbio i motori principali della mia passione per questo lavoro, ed anche il faro che continua ad illuminare la mia rotta, perché non sono soltanto la tradizione da cui veniamo ma l’orizzonte verso cui tendiamo.

Grazie Eduardo e in bocca al lupo!

Crepi il lupo!

Intervista a cura di Luigi Castaldi (addetto stampa dell’Associazione Culturale Radici).