Cent’anni da una tragedia

Il filmato della serata alla pagina:

https://www.youtube.com/watch?v=woOD1w-nl54&feature=share

Una delle più famose applicazioni di messaggistica istantanea, creata nel 2009, ci porta a pensare a come velocemente scorra il tempo e di quanto valutiamo come acquisito e remoto ciò che è appena accaduto e come siamo portati a dimenticare episodi e storie del passato. L’Associazione Culturale Radici, sempre pronta a condividere quanto di positivo emerge dalla storia del territorio, cerca di ridare nuova luce a un episodio accaduto nel lontano 1917. Promotrice della ricerca è la Prof. Loretta Schiano che, sempre incuriosita dalle narrazioni della nonna, moglie di Francesco, uno dei sei marinai scampati al periglio e padre del compianto Vito Mattera, coadiuvata dal’’Associazione, si è imbarcata una fruttuosa ricerca che ha portato a rivelare quanto sarà raccontato al Museo Civico Giovanni Maltese presso il Torrione di Forio sabato 7 aprile 2018.

Una tragedia del mare, un disastro per le famiglie coinvolte e per l’economia di una cittadina che certamente, in pieno periodo bellico, non era per niente positiva. Ma anche una storia di coraggio e di abnegazione che ha radici lontane, forse abbarbicate in quel DNA donatoci dai turchi e che non si manifesta in un episodio isolato. Quel coraggio che spinse gli Uomini guidati da Giuseppe Pezzillo e Aniello D’Ambra a immolarsi per la libertà il 15 maggio 1848, e quella fede negli ideali di Filippo Di Lustro perito ad Agadir in Egitto, nella seconda campagna napoleonica.

Quel coraggio, che nella nostra vicenda, mostra un eroico foriano immolarsi per cercare di salvare, i naufraghi di un bastimento spiaggiato dai marosi presso l’antico molo di levante di Forio: il “Trombino”.

Ma ecco la cronaca dei giornali dell’epoca. Il Mattino, il Giorno, Il Roma, ne scrivono ampiamente, e sicuramente, ci sono notizie su un giornale isolano del tempo che non siamo ancora riusciti a ritrovare: L’Aquilotto. Quest’ultimo fu fondato e diretto da Giovanni Verde, che, molto probabilmente, inviò da corrispondente del Mattino, allora diretto da Matilde Serao e Eduardo Scarfoglio, il resoconto del grave incidente.

La sera del 25 dicembre 1917 la Tartana “Madonna del Rosario” dell’armatore e caratista Andrea Mattera (nonno del compianto Capitano Vito Mattera), era ormeggiata in prossimità degli scogli delle “Cammarate”, antistanti il porto di Forio. Il mare, sotto un forte vento di libeccio, s’ingrossava, e mentre la famiglia Mattera festeggiava il Santo Natale, i marosi percuotevano senza sosta quel legno. Il Capitano Andrea, suo figlio Francesco, quattro marinai e un nipote, di nome Giuseppe Regine, detto il francesino, andarono a bordo per cercare di mettere in sicurezza la nave.

Purtroppo, rotte le catene delle ancore, la nave prima si arenò e poi si capovolse nei presi dello scoglio dell’Impiccato in località Monticchio. A quel punto la mobilitazione dei foriani fu esemplare, per cercare di salvare vite umane e nave. Intervennero varie famiglie di Forio che si prodigarono per salvare gli uomini intrappolati nel ventre della tartana, fino al 29 dicembre.

Cinque uomini su sette furono salvati e, fu determinante il coraggioso intervento di Luigi D’Ambra. Qualche mese dopo egli, ammalatosi di polmonite, perse la vita. Il D’Ambra, anche se fu il primo a intervenire, non agì da solo. Fu coadiuvato dalla Carovana, l’Associazione che gestiva il trasporto dei traffici marittimi, dall’Associazione Pescatori, dal Capitano Giuseppe Colella, da  Quirino Caruso, e da Antonio Gallo. I soccorsi furono coordinati dall’Avvocato  Luigi Morgera, nonno dell’attuale Vicesindaco di Forio Avv. Gianni Matarese e dal Tenente di Vascello A. De Angelis della Capitaneria di porto d’Ischia.

Molto probabilmente Jane Fanny Fayrer, vedova da quattro anni di Giovanni Maltese, assistette impotente alla scena dal balcone del Torrione e, verosimilmente, avrebbe potuto lasciarne una traccia.

Non resta quindi che partecipare alla serata di commemorazione che si snoderà a Forio, sabato 7 aprile, in tre momenti: Ore 18.00 al molo Borbonico Onore ai Caduti,  ore 18.30 Basilica Santa Maria di Loreto Santa Messa in suffragio e, a seguire, ricordo, con testimonianze di documenti e di verbali dell’epoca.

Forio 30 marzo 2018

Ad avvalorare questa presentazione un articolo di uno stimato professionista: il giornalista del Mattino Massimo Zivelli del 7 aprile 2018:

https://www.ilmattino.it/napoli/cultura/ischia_ricorda_naufragio_natale_mattino-3654171.html

Reperto storico jpeg

Manifesto tragedia

Invito

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Opuscolo pag 1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La ricostruzione storica degli avvenimenti è stata possibile grazie alla grande disponibilità del personale della biblioteca dell’Università Federico II di Napoli.    Lo studio dei documenti ha messo in risalto le deformazioni delle tradizioni orali tramandate in famiglia e ha consentito un approccio scientifico all’ argomento.

Un contributo significativo e chiarificatore degli eventi ci è stato dato dalla disponibilità incondizionata della Sig.ra   Adele Castaldi, presso gli archivi del Comune di Forio, dell’ingegnere Admeto Verde, del Parroco Don Emanuel Monte e del Centro Ricerche Storiche d’Ambra.

È doveroso a questo punto ringraziare S.E. Mons Pietro Lagnese, l’Amministrazione Comunale di Forio, in particolare il Sindaco dott. Francesco Del Deo, il Vice Sindaco avvocato Gianni Matarese, il Presidente del Consiglio Comunale di Forio avvocato Michele Regine, l’Assessore avvocato Gianna Galasso e l’Assessore Mario Savio, perché credendo nell’impegno dell’Associazione Radici, hanno scommesso e vinto una delle tante battaglie che rendono Forio un faro culturale e un esempio per le nuove generazioni.

 

Le testimonianze dei giornali e verbali dell’epoca:

Una barca capovolta dai marosi

 Un giovane miracolosamente salvato

Ci mandano da Forio d’Ischia:

Per la furia immane di marosi sollevati dal libeccio violentissimo, si è verificata poco fa una grave catastrofe.

La barca di Mattera Andrea, ormeggiata nel porto – se pur così può chiamarsi il miserando avanzo responsabile – perduto il freno di tutte le gomene e catene, spezzatesi ad unisono mentre il proprietario, il figlio, il nipote ed altri erano a bordo intenti alle opere ritenute urgenti, era trascinata alla deriva e poco dopo veniva capovolta da un’ondata formidabile.

Grande è stato l’accorrere delle persone in preda al terrore e all’angoscia, mentre il tetro scafo disalberato r rullando sui flutti, con la chiglia in su veniva scagliato sulla spiaggia di Monticchio chiudendo sotto il coperchio terribile e inesorabile le povere vittime.

Giunte le autorità sul posto si sono iniziati i lavori urgenti. Senonché nessun risultato si è potuto conseguire per la posizione della barca e l’impeto implacabile delle onde e i pochi animosi sono rimasti sconcertati dal pericolo e dalle difficoltà insormontabili. Lo scafo è rimasto arenato e ostinatamente capovolto serbando nel suo interno il mistero più lugubre per le anime tormentate dal dolore e dall’orgasmo.

Si è fatto largo allora un coraggioso: un umile lavoratore, Luigi D’Ambra. Incitato dall’avv. Luigi Morgera, che tutto ha prontamente e arditamente diretto, si è gettato in mare con la scure, ha raggiunto la barca, si è arrampicato sul fianco, si è assiso a cavalcioni sulla chiglia, solennemente eroico, ed ha spezzato in un punto con colpi alacri e vigorosi l’ossatura lignea praticandovi un largo vano. Un brivido di ansia e trepidazione è quindi partito dalla folla mentre s’interrogava il pensiero e s’aspettava la risposta. Poco dopo, però, una canna usciva dall’apertura rivelando la presenza d’un disgraziato nell’interno e grande era la commozione generale. Con abile gara eroica allora Gallo Antonio e il capitano G Colella, Quirino Caruso e altri coraggiosi, proseguendo la opera instancabilmente svolta con gli altri soci della Società Pescatori, cooperavano al salvataggio traendo in salvo il giovane Francesco Mattera, scampato alla morte per la relativa quantità d’aria trovata fino allora per il mancato completo allagamento interno. Altro non s’è potuto compiere e il mistero impenetrabile involge ora la sorte di Andrea Mattera e del nipote oriundo francese.

Il povero e laborioso uomo è forse morto con il nipote sotto il coperchio inesorabile della barca amata che gli diè lavoro e fortuna? O è lungi, in balia dei flutti che gli danno amara e immeritata sepoltura?

Da: Il Mattino del 30 dicembre 1917

Un naufragio nel porto con due morti

Il nostro corrispondente da Forio d’Ischia, ci scrive in data di ieri.

Ieri il temporale di libeccio infuriò violentemente. la bilancella Madonna di Pompei, di proprietà dei fratelli Mattera, ebbe le catene spezzate e, ad opera dei forti ondeggi distesi da prora, non fu possibile arrestare la caduta dello scafo sulla banchina del porto. I cavalloni altissimi abbatterono la bilancella, e questa in breve si capovolse a causa della rottura dell’albero. I cavi di salvataggio, gettati da terra, non raggiunsero lo scafo pericolante. A bordo si trovava Andrea Mattera un suo nipote e un altro giovane, l’Andrea Mattera e il nipote perirono, l’altro giovane restò rinchiuso sotto la coperta. Incalzato dallo strazio di una morte imminente egli percuoteva velocemente la carena. Un coraggioso, con colpi di accetta, ruppe le tavole del fondo ma il giovane non ritrovò la frattura praticata e l’impresa di salvamento fu abbandonata.

Dopo alcune ore, il derelitto introdusse un pezzo di legno nel buco formato nella carena e poscia sporse un braccio.

Il giovane rimase vivo, e fu miracolosamente salvato, ma si trova in condizioni pietosissime.

Da: Il Giorno, 30 dicembre 1917

Drammatico naufragio sulla spiaggia di Forio d’Ischia

 La sera del 26 corrente giungeva a Forio d’Ischia, da Torre Annunziata, il bastimento a vela Madonna del Rosario di proprietà di Andrea Mattera, il quale da anni moltissimi adibiva la sua piccola nave a servizi di cabotaggio fra vari porti della ridente isola e con quelli del nostro golfo. Il brav’ uomo, vecchio lupo di mare, era assai religioso e spingeva i suoi scrupoli fino al punto di non aver mai aumentato i noli delle mercanzie che gli si affidavano, neppure in questi momenti in cui un guscio di noce può dare lauti guadagni. Andrea Mattera, dunque giunse la sera della vigilia di Natale nel suo paesetto nativo assieme al figlio Vito ed al nipote Francesco Regina ed a due marinai che componevano il personale di bordo. A terra l’attendeva la famiglia con la quale decise di passare la grande festività. È inutile dire con quanta soddisfazione il capitano della Madonna del Rosario prendeva quel po’ di riposo e come dalla sua casetta guardava con compiacimento la nave che ondulava sulle acque or dolcemente, or con forti vibrazioni per il mare mosso e per il vento che tirava. Durante la giornata di Natale nulla di straordinario avvenne, se non che sull’imbrunire al vento successe la pioggia e le onde si levarono più audaci e alte su quella spiaggia chiusa da un simulacro di porto, anzi dai ruderi di un porto che  rappresentava più un pericolo che un rifugio per i naviganti. Verso sera il mare divenne così cattivo che ruppe qualche ormeggio, cosa che decise il Mattera a tornare a bordo col suo personale, allo scopo di assicurare meglio il bastimento contro la furia dei marosi. Ma, durante la notte, il temporale non cessò di tormentare la fragile nave e, specie all’alba, l’uragano si tramutò in tempesta. Non sapremmo descrivere gli sforzi titanici dei cinque uomini di bordo. Ordini di mollare i cavi, di ammainare le vele di stringere, di allargare di tenersi saldi fra quelle basse paratie si succedevano di minuto in minuto, fino al momento in cui un terribile colpo di mare ruppe i cordami e lasciò quasi in balia di se stessa la tartana. Dalla spiaggia una folla di marinai e femminucce gridava implorando al Santo Patrono a tutto il Paradiso per la salvezza dei naufraghi che il mare pareva volesse inghiottire da un momento all’ altro. Naturalmente la famiglia del Mattera implorava più di tutti e cercava di decidere i marinai che eran sulla spiaggia a correre in aiuto dei pericolanti. Ma il mare era così cattivo, così spaventevolmente spumeggiante, le onde così paurose che nessuno volle avventurarsi, nella speranza che la Madonna del Rosario potesse trarsi d’impaccio da se’. Ad un tratto però, un grido di orrore vinse il rumore della tempesta. Il marinaio che faceva parte dell’equipaggio del bastimento, visto l’imminente pericolo che correva la nave di infrangersi sugli scogli si era gettato in acqua e nuotava disperatamente verso la riva. Allora 100 braccia si affrettarono a gettargli delle corde ad una delle quali il misero si aggrappò per essere tirato a secco. Infatti, giunse sulla spiaggia, ma tutto insanguinato e pesto essendo stato sbattuto sugli scogli.

La Madonna del Rosario lottava ancora; però, si vedeva che non poteva sostenere a lungo la lotta. E, di vero, dopo essere corsa qua e la come sbandata colpita da una spaventosa ondata perdette l’albero maestro e si capovolse. La scena che ne seguì sulla spiaggia è inenarrabile.

Dal capitano del porto (senza il porto) si ordinava di spingere in mare uno zatterone che nell’estate scorsa era stato dalle correnti gettato sulla piaggia, residuo forse, di qualche altro naufragio.

Lo scopo che si voleva raggiungere con l’ardimentoso varo della grossa zattera era quello di dare possibilità ai naviganti di aggrapparvisi, nel caso che nel capovolgersi del bastimento fossero stati gettati in mare. Però, il barcone andò presto a finire sugli scogli e ridotto in frantumi. La sorte dei miseri naufraghi era orrenda. Ormai non v’era dubbio che essi fossero nella stiva del bastimento capovolto respirando ancora quella piccola quantità di aria che restava appunto nella stiva, perché impedita dall’acqua stessa a sprigionarsi. Era la morte orrenda degli equipaggi dei sottomarini allorchè questi orribili strumenti di guerra sprofondano negli abissi.

Tra la folla terrorizzata che rimaneva sulla spiaggia, trovavasi un soldato di artiglieria a nome Luigi D’Andrea, il quale mosso da un eroico sentimento di umanità, ad onta delle proteste della moglie e della folla, volle farsi legare con una corda alla cintola per lanciarsi in mare. Il giovane era armato di una scure e lottava con le onde con una abilità e una forza meravigliosa.

Egli raggiunse il bastimento che distava dalla riva una trentina di metri e. salito sulla chiglia rovesciata, nei brevi intervalli tra un’onda e l’altra, vi fece un foro nella speranza di poter vedere se nella stiva vi fossero i naufraghi. Ma non scorse nulla! Il mare intanto non gli dava un istante di tregua ed il bravo artigliere decise di ritornare a terra. Mentre rifaceva la traversata, alte grida dalla spiaggia gli fecero comprendere che uno dei naufraghi aveva cacciato un braccio dal foro e che con quel braccio invocava aiuto.

Il soldato virò di bordo ci si consenta l’espressione ritornò sulla nave naufragata allargò il foro fatto. ed estrasse il figlio di Andrea Mattera sano e salvo. Degli altri tre naufraghi nulla si sa ancora perché il Mattera non seppe dare notizie del padre e del cugino i quali non si trovavano con lui nella stiva e certamente dovevano essere rimasti schiacciati tra la tolda del bastimento e la sabbia. Malgrado si fosse attaccata una forte corda da un lato della tartana e quasi mille braccia si fossero tese in un unico sforzo fu impossibile raddrizzare la barca che giace ancora tomba tragica del suo fedele padrone.

Da: Il Roma del 29 dicembre 1917

Registro degli atti di morte Comune di Forio

 N°8

Mattera Andrea

Regine Giuseppe

L’anno 1918 addì 27 settembre a ore 9 e minuti 5 nella Casa Comunale di Forio. Io avvocato Luca Lerro Segretario Comunale delegato dal Sindaco con atto 20 aprile 1915, debitamente approvato ed Ufficiale dello Stato Civile del Comune di Forio avendo ricevuto dal Signor Procuratore del Re presso il Tribunale Civile e Penale di Napoli una lettera datata 27 Giugno corrente anno, n 83 con la quale mi richiede di trasferire copia di un atto di scomparsa in mare in seguito al naufragio della Tartana “Madonna del Rosario” ed aderendo a questa legittima richiesta ho per intero ed esattamente trascritto detta copia che è del tenore seguente: All’Ufficio Circondariale di Porto Ischia. Verbale di scomparizione in mare. Il mattino del 26 dicembre 1917, imperversando a Forio d’Ischia un fortunale, la tartana “Madonna del Rosario” della stazza netta di tonnellate 15 iscritta al n. 25 delle matricole di Napoli, che trovavasi in quelle acque, spezzati gli ormeggi e le catene di fonda dai colpi di mare tempestoso, andò di traverso sugli scogli capovolgendosi. Dei sette marittimi componenti l’equipaggio che trovavansi dico trovavansi a bordo e per apportare loro aiuto la sera precedente il sinistro era accorso tal Regine Giuseppe di Vincenzo come risulta dall’unita copia di verbale relativo al naufragio redatto da quel Delegato di porto addì cinque gennaio 1918.

Ad opera di varii generosi due dei naufraghi vennero strappati alla morte con lunghe e difficili fatiche. Degli altri due e cioè Mattera Andrea di Giacinto e di D’ambra Caterina nato a Forio d’Ischia lì 2 Febbraio 1859 e ivi domiciliato, Regine Giuseppe di Vincenzo e di D’Ambra Francesca nato a Forio d’Ischia li 8 novembre 1889 ed ivi domiciliato, non si ebbero mai più notizie, nonostante le più accurate ed incessanti ricerche espletate dalle locali autorità, dai parenti e dagli amici. Può ritenersi quindi che entrambi siano scomparsi in mare nel sinistro toccato alla Tartana “Madonna del Rosario” nel giorno, mese ed anno di cui sopra. E perché consti si è redatto il presente verbale, in doppio originale. Uno ad uso della Regia Procura e l’altro per gli atti di questo Ufficio.

Ischia 25 giugno 1918.

Il Tenente di Porto del Circondario Marittimo. A. De Angelis.

Vi è il bollo dell’Ufficio di Porto d’Ischia. Eseguita la trascrizione ho munito del mio visto ed inserita la lettera e la copia su detta nel volume degli allegati a questo registro.

Ex voto del foriano Capitano Giacinto Mattera presso la Chiesa di S. Gaetano di Forio Francesco D'Ambra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per chi volesse scaricare l’opuscolo è disponibile la versione pdf

Opuscolo naufragio

Durante la serata il pubblico ha gradito questo dramma:

La Tragedia in diretta

Da un’idea di Luigi Castaldi e Giuseppe Magaldi

Testo e regia degli autori. Scenografia Maria Rita Ascanio e Sara Pantalone.

Torrione di Forio sabato 7 aprile 2018

Personaggi ed interpreti

Jane Fanny Fayrer: Maria Rita Ascanio.

Donna ‘Ngiulina: Sara Pantalone

Scena: Pomeriggio del 25 dicembre 1917, Torrione di Forio. Sulla finestra due donne una a dipingere l’altra a ricamare al telaio. Sono Jane Fanny Fayrer, vedova di Giovanni Maltese e Angela Maria D’Ambra moglie del Com. Andrea Mattera

Si apre il sipario.

Donna ‘Ngiulina: ‘U’ malò! Onna Fanny, ma caumm ll’hait pttet arraggiat stu mar! Par ca tras ntu u Turriaun.  Cade il telaio Agget pacienz . Sto mm n nat… Andrej è gghjut a a buord a p’arrmiggià u vastmient .e cà sta burrian m frien e c rvegghje

Fanny: State tranquilla, Andrea sa il fatto suo. Il mare è quello che vedo Donna ‘Ngiulina. Il caro Giovanni mi ha insegnato a vivere le emozioni del momento, cogliere l’attimo, e sebbene a me piaccia dipingere di più orchidee e buganville, oggi voglio dipingere questo mare in tempesta, come è stato del resto il nostro amore,

Donna ‘Ngiulina: Ma pecchè, nunn o vuliv v ben a Giuann e’ Pugghje?

Fanny. Ma certo che gli volevo bene, Donna ‘Ngiulina. Non avrei lasciato i nebbiosi pomeriggi di Cumberwell per nessuna chimera al mondo. Ma quando conobbi Giovanni, qui al Torrione, fu attrazione fatale. In dieci settimane ci fidanzammo e ci sposammo. Lui era un vero Don Giovanni e di fidanzate ne aveva avute tante.

Donna ‘Ngiulina . E vuj, Onna Fanny nun irv g losa?

Fanny: Ma che dite Donna ‘Ngiulina! La gelosia appartiene al popolino. Giovanni ed io ci amammo subito, alla follia, e quando egli mi dedicò quella poesia, sì quella dell’ape che succhia il nettare del fiore, fui così felice che gli chiesi io di sposarmi! Eravamo fatti l’una per l’altro e l’atmosfera del Torrione fu galeotta. Se mi ascoltate mentre ricamate il corredo per Caterina ve la recito.

Donna ‘Ngiulina: Cara Onna Fanny E figghj è ssaje , sò piezz e cor e Caterina h truat puress nu bellu uaglin , Pppnie u Francesin  cà mò fatic puriss abbuord cu Andrea,Ma m piac ‘n tant e poesij . Pur Andrej me leggev. Ma nunn è ssap scriv.

Fanny:  Ecco comincia così: Quando sto innanzi ai tuoi capelli

Donna ‘Ngiulina: (Interrompendo) E no! Onna Fanny. Chest ma liggev pur Andrej quann erm nnammuratiell ma mà licev cù ssang e turc chè tutt nat cos. Si p rmttit va recit je.

Fanny: Prego prego dite pure

Donna ‘Ngiulina:

Quanne sto nnènt’a ste capìgghie d’ore

e ngè lu ventarié che ghie sceléie

cu lu nése pe ghièri’, ève cuppéie,

nun sòcce mènghe dì che bèll’andòre!

 

E quanne ghiuócchie tuóie nda lu miéie

còmm’a n’ape nfezzata nda nu fióre

lu curunié se zuca de stu còre,

ncalametéte, allór, ‘un pepetéie.

 

Pu, si stu muss’a’ pemmene de ròse,

alliér’ o mmenenét’o ndefferènte,

se vota mère me pe dì qua còse,

Tanne me sènghe mmócche le fragniénte

e si nun fusse tènte pavuróse

te mullarrì le vés’a ciént’a ciénte..

 

Fanny: Bravissima Donna ‘Ngiulina! Solo Giovanni me la dedicava meglio di voi. Era un romantico verista, un sognatore!

Donna ‘Ngiulina: Signò ma mò so quatt’ann e miezz ca don Giuann ci ha lasset e vui pnzet ancora a iss!

Fanny: Giovanni sarà sempre con noi. Ho deciso di donare tutte la sue opere al Comune di Forio se dedicano un museo a suo nome.

Donna ‘Ngiulina: Ma che bella truat, Onna Fanny. E vvuie dicit ca chill tra cient’ann penzn ancor a vvuie?

Fanny: Siate positiva Donna ‘Ngiulina. Può essere che ricordino anche voi!

Donna ‘Ngiulina. E vva buon signò. Ma stu mar accussì gruoss m fa paur. Aierr, lopp la Mess e mezza nott’ agg litt a Andrea e ttraccà buon u bastmient ca stu mar e l becc nun m piac proprj. Ma chiggj ten a capa tost. Ha vlut j a buord a tartan dopp manget ca liman , si è bon tiemp, a pprimma matin a caruan adda scenn cheggj riggiol e Castiegghiammar ca lu Jattaun ci hadda furrì e pavà. E mo sè fatt chest’aur e nun sé ancor arrt ret.

Fanny: Dai Donna ‘Ngiulina non piagnucolate. Del resto ci sono anche Francesco e il nostromo, il vostro futuro genero e quegli altri due esperti marinai. Non vi preoccupate, tra poco Andrea verrà sulla spiaggia qua sotto a chiamarvi e festeggerete insieme Santo Stefano.

Donna ‘Ngiulina.  Licit bbuon Onna Fanny, ma jev teng nu brutt presentiment. Aierr nnott m’agg sunnet a Catarin, a bonanm e socrm, M vulev lic quaccos ma muev sul a vocc senza pallà. Cuè moss ma mmustet e nù zumpà à capa sautt e po’ sé annascaus satta a na cuperta neir. A sotta a cupert, p ntà nu prtus cu na mazzarè a caccet na vannera ijanca. A ntrsatt m so sc tat e tutta st rduta agge sc tet pur Andrej. Ma chigghj iss nun c crail e suonn e mà litt ca m’er strfugat quatt pizz e scarol e c gghjavev nturzat e vin cuott.

Fanny “I could be bounded in a nutshell and count myself a king of infinite space were it not that I have bad dreams “,

Donna ‘Ngiulina: Cosa significa? La vostra lingua non la capisco molto.

Fanny: E’ un verso dell’Amleto di Shakespeare Dice: “Potrei essere rinchiuso in un guscio di noce e tuttavia ritenermi Re di uno spazio infinito, se non fosse che faccio brutti sogni”. Ti fa capire che anche se sei un puntino nell’universo, non fa niente. Sei tu che decidi ciò che vuoi, anche se solo lo immagini.

Donna ‘Ngiulina: Ma cumm pallet bell signò. S vail cà vit fatt è scol!..Chiggh, tat nun m facett stulià. Icett mpart a caus ca pur t’apprunt a dot p quanne t nzur.

Fanny: Fanno presto gli uomini a scrollarsi le loro responsabilità affidandole alle donne. Addolciscono la pillola chiamandoci “Regine della casa”. Conosco qualcuno che se n’è andato in guerra per non affrontarle!

Donna ‘Ngiulina: Sarrà pur ca sta uerr nun furresc mej, ma stong semp agitat comma stu mar e ogn bbòt ca Andrè e Francisc partn a Furie m ven n e bbott’ e risc nziè. Andrej lic ca p fa furrì  a scol e Capitan a Francisc , pu fa rummannì  a Proct p trament ca stuleij c’ vònn tr butt e vin e Montcuorv  just pa’ apparà u psaun ye libr, E nuj sta varcegghja tnimm. Pur figgjm Decint sta in guerr.

Fanny. Siate fiduciosa Donna ‘Ngiulina. Presto la guerra finirà e il Capitano Andrea farà di vostro figlio un provetto Comandante. Ve lo dico perché anche l’Avvocato Andrea Castaldi mi ha parlato bene del giovanotto. Dice che sa manovrare meglio di suo padre!

(La conversazione si interrompe. Fanny e Donna ‘Ngiulina si affacciano al balcone mentre il vento sibila e il mare infuria.)

Donna ‘Ngiulina Marò ma ch sta succ lenn!!! Vec nu bastmient ca va annenz e rret nnent u muol Si nun z stann attient vanna a sbatt nta pret u’Mpis Ma è….. A Malonn lu Ruserj…… Aiutetm, Currit Currit aggent. Onna Fanny facit quaccos. Mannat a chiamma a quaqqlun ca là n men a chiggj povr misch niè ca stann a casulievl.

Fanny.Calma Donna ‘Ngiulina .Vado di corsa a chiamare Don Luigi Morgera il Sindaco. Organizzerà immediatamente i soccorsi.

Donna ‘Ngiulina: Grida  Icitangegghj  ca curressn ca a u batmient s captej e po tann è tropp tard. Andrea, Andrea, Francesco Ppniè. Vuttetv a mmar! Malonnn lu Ruserj!A varc è a toia! Mitt c tu e mmen annenz…Santu Jt bnlitt, San Gaitan, priet pur vuje. I vac’ a cas a att zzà u fuoc ca potess quann ven n sanna mmutà.

(Si inginocchia e prega sconvolta mentre Fanny va a chiamare aiuto .)

A questo punto una scelta tecnica ci ha suggerito di non mettere in scena il secondo atto, che potrebbe essere rivelato in un’altra occasione.

Chi fosse incuriosito dalla difficoltà del testo in foriano può accedere al testo in italiano scrivendoci all’indirizzo:

info@iltorrioneforio.it