9) I mille minuti dell’attesa.

Al Torrione di Forio il XVII Premio nazionale di Poesia “Ischia l’isola verde”

Il Concorso di Poesia “Ischia l’Isola Verde”, che ha lo scopo di stimolare la riflessione e la creatività e promuovere i valori umani, sociali e culturali, nonché il territorio e le tradizioni dell’isola d’Ischia, trova il suo naturale esito al Torrione di Forio sabato 21 settembre 2019.

La competizione poetica è organizzata fin dal 2002 dall‘Associazione Giochi di Natale, che, nonostante il nome invernale è attiva tutto l’anno. Durante la premiazione saranno distribuiti i numerosi premi in palio consistenti in trofei realizzati da ceramisti isolani e menzioni di merito. La particolarità di questo concorso è che ogni edizione ha una dedica, ma c’è sempre un tema libero. Gli elaborati dei Poeti giungono in forma anonima alla Giuria, che esprime duplice votazione, sia per il tema libero sia per la dedica, in modo tale che siano assegnati dei premi speciali alle migliori poesie aventi come argomento quello della dedica. Le opere, originali, non devono aver partecipato a edizioni precedenti del concorso né aver vinto primi premi in altri. Esse possono essere in lingua italiana o in dialetto; queste ultime possono essere accompagnate da una traduzione in italiano.

Le opere sono pubblicate in un’antologia cartacea e distribuite gratuitamente ai concorrenti, o scaricabili dal sito www.giochidinatale.it, o cliccando su Antologia 2019  dove si possono trovare gli elenchi dei vincitori, il regolamento completo e notizie sulle altre iniziative dell’Associazione.

Questa edizione è dedicata a L’Attesa”, Il tema di quest’anno ha, nei millenni, suscitato un ampio dibattito, psicologico, pratico e artistico. Senza i Poeti, che copiosamente hanno aderito anche a questa edizione, non sarebbe stato possibile portare avanti il progetto teso non solo alla diffusione della Poesia ma anche alla rivalutazione dei rapporti umani sia per renderli meno fuggevoli, sia per rinsaldare vincoli a volte trascurati nel tempo. L’Associazione Giochi di Natale, grata ai Poeti, alle Giurie e a quanti hanno dato il proprio contributo alla fervida discussione sviluppata intorno agli argomenti proposti in questi diciassette anni, intende sottolineare la valenza della Poesia nei rapporti umani. L’inutile che serve, perché carmina non dant panem, trova tantissimi appassionati che hanno abbondantemente impegnato la Giuria guidata dalla Preside Angela Procaccini.

Con la dedica di questa edizione, L’Attesa, inizia un nuovo ciclo più intimistico, che riguarda non solo le proprie aspettative personali dall’imminente o prossimo futuro, ma anche le prospettive universali dell’umanità.

Per poter introdurre il tema trattato nella recente edizione è necessario fare una premessa per cercare di rispondere alla domanda: ma che cos’è il tempo? Cosa intendiamo esprimere con il concetto di “Tempo”? Secondo le nostre conoscenze nulla è più misterioso ed enigmatico del tempo; esso ci appare come la forza più grande ed inarrestabile dell’universo, che ci accompagna inesorabilmente dalla culla alla tomba. Di fatto è l’unica nostra vera proprietà che, volendo, possiamo gestire a nostro piacimento e che, quando non sarà più a nostra disposizione, non porteremo con noi, al pari di ricchezze o beni accumulati. Che cos’è dunque il tempo? Secondo le enciclopedie, il tempo è la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi. Esso induce la distinzione tra passato, presente e futuro. Scienziati, poeti, artisti e filosofi, hanno provato a descrivere quello che è uno dei grandi quesiti irrisolti dell’uomo. Ci saranno riusciti anche gli aedi che vi aspettano il 21 settembre 2019 alle 19.00?

L’Associazione Culturale Radici, in perfetta sinergia con l’Associazione Giochi di Natale, e con lunga collaborazione precedente, invita i graditi ospiti e la comunità isolana alla manifestazione che sarà allietata da una sorpresa degli Chef Arturo Silvetti e Antonio Ballirano.

Buona Poesia a tutti.

La giuria composta da: Presidente: Preside Angela Procaccini, coadiuvata dalla Prof.ssa Anna Buonocore, Dott.ssa Valentina Schiano, Dott. Vincenzo Scotti, Prof. Giuseppe Silvestri, Avv. Luciano Trifogli, ha valutato meritevoli dei seguenti premi assegnati le poesie:

  1. Mediterraneo 1° posto assoluto Elisabetta Liberatore

Stupisce in questa lirica la forza delle immagini e dei termini lessicali che trasmettono in modo inequivocabile l’umanità offesa e la dignità calpestata di un popolo, la cui unica matrice risale al Mediterraneo, il “mare nostrum”, che da sponda diventa tomba.

  1. Il destino di un poeta 2° posto assoluto Vittorio Di Ruocco

La lirica si sviluppa incentrandosi su tre drammi/situazioni: La migrazione forzata su “una nave senza onore”, la delusione dopo la caduta di un miraggio per un “poeta senza le parole”, la poesia come arma per difendere un popolo oppresso; e questa sembra essere la revanche, la rivalsa più decorosa della poesia: “parole come soldati”, “penna intinta nel coraggio”: sintagmi che colpiscono. In questa funzione salvifica della poesia si riconosce il vero destino di un poeta che continua a cantare la liberazione.

  1. Ovunque sei 3° posto assoluto Anna Gentile

Poesia strutturata in due parti: la prima che l’autore dedica al ricordo struggente e tormentato di un amore “lontano” che ha lasciato un vuoto incolmabile; la seconda si incentra sull’attesa di un <ritorno di fiamma> che possa consentire al Poeta di godere un’ultima volta di quel sentimento per poi, tristemente, ma inesorabilmente, “ritornare a vagare in un’anima graffiata”.

  1. E intanto 1° posto sull’Attesa Gabriella Dalla Pietà

Il tema trattato nel testo richiama ed esorta ad essere persone migliori in una società dove le notizie negative superano di gran lunga quelle positive. Inoltre, la modalità con cui è descritta la maternità evoca entusiasmo, coinvolgimento e partecipazione del lettore. Nella lirica i giochi della natura accompagnano verso la gioia assoluta che arriverà a breve.

  1. L’attesa 2° posto sull’Attesa Biagio Scognamiglio

Nella sua genuina freschezza di immagini, di sentimenti, di sensazioni e percezioni, nonché nella freschezza di una lingua napoletana non faticosa ma agile e stimolante, la lirica affronta il tema dell’attesa ad ampio spettro: dall’attesa in natura a quella delle festività o della nascita di un figlio, ma anche a quella dolorosa del migrante o della morte. La conclusione è quasi filosofica: il tempo dell’attesa, come per Bergson, ha una dimensione diversa a seconda delle condizioni psicologiche di insofferenza/dolore o calma/serenità.

  1. Attese 3° posto sull’Attesa. Fausto Marseglia

Lirica introspettiva, rivelatrice di un senso di profondo pessimismo dell’autore che attende, invano, “NUOVE ALBE E NUOVI TRAMONTI”, incapace di accettare lo scorrere inesorabile del tempo e, nel contempo, di scrollarsi di dosso rimpianti e paure. Le attese di giorni lenti, di sere e notti malinconiche si snodano in versi talora lenti, come il cuore che non spera e non sogna più, ma ancora cerca la voce della poesia.

  1. Cariu na stidda (calabrese) 1° per il Dialetto Paolo Lacava

La crescita dell’individuo non deve avere come obiettivo solo il miglioramento della condizione personale, ma anche della società. Profondo il messaggio di pace, esplicato appieno nell’espressione “po’ vulìva bbrazza ‘randi ‘randi, mi ‘mbrazz’ u mundu” (poi volevo braccia grandi grandi, per abbracciare il mondo). Colpisce sia la profondità del contenuto, sia la ricerca del benessere personale e collettivo, sia la malinconia che serpeggia dovunque.

  1. Monotonia irripetibile 1° Poeti Ischitani Angela Barnaba

L’attesa come monotonia, come requie, ha un che di magico per l’autrice che ama centellinare gli attimi che preludono all’evento, gustandoli. È infatti la lentezza il quid che rende l’attesa più piacevole, una lentezza che comunque nasconde in sé anelito e desiderio.

  1. Mare Premio Giuria Popolare Massimo Colella
  2. Fiore di campo 4° ex aequo e Menzione Speciale della Giuria Stefano Peressini.                                                                                                                                                               La lirica spazia tra la difesa di creature femminili, strappate violentemente alla vita e agli affetti, e la speranza che qualcosa di loro resti, “una stella danzante” o un fiore di campo, “orma leggera di terra ferita”.
  3. Il primo minuto 4° ex aequo e Menzione Speciale della Giuria Giuseppe Gaudino

I versi di questa poesia sono strutturati in un crescendo di emozioni che avvincono il lettore e lo coinvolgono in un incontro amoroso arricchito di sensualità e sentimenti. Struggente la chiosa che, in soli due versi, racchiude in sé la bellezza di un ricordo indelebile cui fa da contraltare l’oblio in cui il rapporto è ormai precipitato: l’autore fa intendere che vano sarebbe attenderne una “rinascita”.

  1. . Penelope in 3D Menzione Speciale della Giuria Italia De Maria. Molto originale questa lirica che spazia tra fantasia e realtà, tra attesa e rimpianto, tra “carezze e schiaffi…”. IL poeta riesce a comunicare concretamente l’ansia dell’attesa, permeata di speranza e delusione silente. Mai titolo fu più appropriato.
  2. Pietre del Sud Menzione Speciale del Presidente della Giuria Umberto Druschovic

Poesia di forte incisività, intrisa di fatica, di sudore e di dignità, come la gente del Sud dai volti scavati. Il lessico è pienamente adeguato al tema trattato e riesce a dare quasi concretamente l’idea della sofferenza che trasuda dalle “pietre del Sud”

  1. L’attesa del sole nascente Menzione Speciale della Giuria Irene Ferraro È un amore che evidentemente non trova la sua collocazione nella realtà, ma in un mondo costruito con la fantasia, sognato. Il tema dell’attesa risulta valorizzato da una trepidazione particolare di forte luce dopo il buio della “barriera”.
  2. Stasi Menzione Speciale del Presidente della Giuria Roberta Mormando La lirica, nella sua successione di versicoli e spazi bianchi, con un chiaro riferimento alla poesia ermetica (si pensi ad Ungaretti in “Soldati”: “Si sta/come d’autunno…), rende in modo adeguato ed evidente l’idea di un’attesa vana del tempo che inesorabile trascorre e che lascia “gessificati” (molto significativo il termine) di fronte alla umana impotenza. La ripetizione nella prima e nell’ultima strofa del sintagma “si sta” acuisce il senso di impotenza e di immobilismo della creatura umana
  3. Grigio cielo che piange in silenzio Menzione Speciale della Giuria Raffaele Trotta

La lirica nasce da una consapevolezza di grigiore e di distruzione, di aridità e di vuoto, ma poi nella parte finale, prima si eleva verso la luce capace di placare gli affanni, poi si conclude con uno “scoppio nel cuore” che lascia intravedere la résilience.

L’Associazione Giochi di Natale, grata ai Poeti, al Club degli Autori e ai 7158 visitatori della pagina “Ischia l’isola verde” Invita i lettori al prossimo concorso, di cui a breve il bando, dedicato alla Felicità.

Ed ecco le poesie premiate:

Penelope in 3d

Misterioso tuo padre

arrivava

col suo scettro da conquistatore d’Oriente

e i bauli pieni di nonsoché:

la sua partenza era sempre nell’aria

e tu aspettavi…

Bambina, tua madre

attraversava la vita

tra favole e delusioni.

Quando sarebbe diventata grande?

e tu aspettavi…

E poi lui. l’amore tuo,

che, sorridendo, ti asciugava le lacrime

col palmo della mano,

sempre perso in cocenti pause

di riflessione.

Per troppo pieno e per troppo vuoto

si può morire

aspettando un gesto d’amore

come un’aurora boreale,

nel timore che quel gesto

ti sia rubato

da un collezionista distratto

che ormai non distingue più

la carezza dallo schiaffo.

Italia De Maria Casamicciola Terme (NA)

 

 Pietre del sud

Cammino lentamente, mi muovo con rispetto,

in questo luogo d’incanto dove sono le pietre a dirmi,

a raccontare, roventi di sole, testimoni silenziose del tempo.

Ascolto l’eco dei miei passi tra vicoli

spruzzati di penombre e case colorate d’ocra e di malinconia

nel tramonto che sfoglia in un cielo d’arancio

e infuoca l’aria, della gente i volti e la gravina.

Da queste contrade è passata la Storia,

ma quasi mai si è fermata, spesso ha soltanto depredato

dal grembo delle donne braccia da lavoro

ha strappato migrandole altrove.

A chi è rimasto, allora, ha lasciato soltanto

mani sfinite di fatiche e di stenti,

povere cose e un po’ di pane da strappare alla terra coi denti.

È’ terra dura, questa, e spesso avara

da sempre parca di ricchezze e di speranze

ma generosa di orgoglio e dignità.

Quaggiù i volti dei vecchi sono come tratturi,

hanno solchi scavati, incisi come sassi dalle ruote dei carri.

Risuona tra le valli il belato delle greggi che vanno al piano

ma da questa altura non vedo il mare, ne sento il profumo nella sera

quando monta il grecale e quasi ne odo il fragore lontano

con l’onda che batte e ribatte e sullo scoglio implora.

Parusia di ulivi, di radici abbrancate a pietre normanne,

memorie viventi di storia, pietre del sud, spossate,

di sudore intrise, consumate.

Ma da ogni stoppia di grano che nei campi rimane

s’alza un anelito nuovo, avverto una brezza leggera, ed è speranza

come mietitura di spighe che tra le mani di questa gente

cresceranno ancora con altra linfa e una luce nuova.

Mi è caro questo borgo, questa mirabile città,

alta sulla valle da cui ancora scorgo tracce di fiumare

ferite lacerate nella terra, aratri che han scavato

nel cuore di chi ormai non c’è più.

Volti scordati nel fuggire del tempo, nel dolore antico

che negli occhi di chi guarda, adesso, è custodito.   

Umberto Druschovic Aosta

 

L’attesa del sole nascente

Oh, mio Dio

fai di me la luna

e poi sotto aggiungi

un bosco e un lupo che ulula

e sopra il cielo con le stelle brillar

come diamanti di un universo

senza confini e limiti.

È là che io ti aspetto.

Sognante pazientemente

è là che ti aspetto luce

dei miei occhi.

Sole nascosto dietro una barriera

di nuvole nere

e fulmini accecanti

del nostro amore senza speme.

È là che ti aspetto.

Irene Ferraro Acri (CS)

 

Il primo minuto

Rotola sulla pelle il primo minuto,

in balia del vuoto che si riempie,

le labbra conoscono essenze che colando

allagano le nostre bocche…

illuminato da un bacio è il lampo devastante.

Fatale è stringersi,

il caldo dell’amore eclissa il senno,

all’improvviso messaggi indecifrabili

trovano luce in occhi abbagliati…

Guariti ci manchiamo prima di essere lontani.

Innamorati di accordi sconosciuti,

i corpi diventano fiammiferi che

illuminano i silenzi delle notti,

costruite con il nostro destino…

Il primo minuto è rimasto nel mio cuore,

anche se ora io di te non so più nulla.

Giuseppe Gaudino Salemi (TP)

 

Stasi

Si sta
Nell’attesa
Vana
Nello stallo del tempo

Pur dolore
S’arresta timido
Nell’ incertezza di avanzare
E colpire

Come goccia
Che scende lenta
Rivolo di bava inclemente

Si sta
Come gessificati
Di fronte all’impotenza

Roberta Mormando Crispiano (TA)

 

Fiore di campo

(a Yara, Melania e tutte le altre dimenticate…)

 

È come una piazza vuota

il cuore stasera:

lontano

dalle strade affollate.

Di te, con il freddo del vento

sono fuggite le grida,

l’effimera illusione

d’un sogno accartocciato.

Di luce e poi d’ombra

il cielo si colora e scioglie

addosso a questo febbraio

lacrime di pioggia scura.

Resta nascosto

quel guscio spezzato,

oltraggiato,

gettato nel fango.

Intorno risuona il lamento

d’un mondo a rovescio:

parole e segreti

ci schiantano dentro.

Più in alto rinasce

una stella danzante e sfavilla:

come un fiore di campo

in quell’orma leggera di terra ferita.

Stefano Peressini  Napoli

 

Grigio cielo che piange in silenzio

 

Grigio cielo che piange in silenzio,

triste scenario che illumina l’attimo,

luce di un fulmine che nasce

là dove si scontra con l’aria,

trema la terra e poi ritorna nel nulla.

Malinconico vaga il mio sguardo

dove né un sorriso, né un pianto,

né un grido, hanno viva la voce.

Regna il silenzio oltre la siepe.

Guardo col naso schiacciato sui vetri

e le labbra socchiuse,

un mondo dove da tempo non trovo me stesso,

quell’io soffocato da mille illusioni,

ansie, attese e speranze.

L’anima come terra arida

ha bisogno di acqua

di cieli tersi e nuvole leggere

di una sola goccia che danza sul cuore.

Disegno parole non scritte

in un cielo che guardo e mi tormenta

mistero e segreto del tempo

con occhi tristi di un volto che piange

per rinascere e di nuovo fiorire.

Intanto sei luce

in questa pioggia di lacrime

vibrazione e tuono dell’anima

che calma gli affanni e lenisce il dolore.

Dio vorrei che fosse amore!

Scoppiami nel cuore

sciogliti e libera la mia anima,

liberami da questo cielo grigio

che piange in silenzio.

 Raffaele Trotta Curti (CE)

 

Mare

Mare è il mio cane.

Sereno.

Severo.

Astuto.

Mai bugiardo.

Pronto, sempre lì

ad attenderti

e chiederti

uno sguardo,

un gioco.

Bimbo

dagli occhi fragili,

sguardo pensoso

di chi aspetta.

E sa aspettare.

Massimo Colella Forio (NA)

 

Monotonia irripetibile

L’attesa scorre lenta,

inesorabile,

imperturbabile,

non come un fiume in piena

impetuoso,

travolgente,

vittorioso,

né come un timido ruscello

che scivola piano tra i sassi.

L’attesa non è il torrente

giovane e irrequieto

che gorgoglia e borbotta,

ma è l’onda della risacca

che s’infrange dolcemente

sulla sabbia,

monotona,

incontrollabile,

imprescindibile,

inarrestabile.

Angela Barnaba Forio (Na)

 

 

Carìu ‘na stiddha

(dialetto calabrese)

 

Chi notti, chi nottata chiara e funda,

c’u mari lisciu lisciu com’a sita,

c’a schiuma chi ssi rroccula ‘nt’all’unda,

pariva un mundu novu, ‘n’athra vita!

 

Parpaddhiàv’a’ luna ammenz’o mari,

anit’e’ stiddhi ianchi criatùri,

‘ddhi luci, chi parìunu lampàri,

mi ravunu ‘na gioia, ‘nu calùri…

 

…E ‘nta ‘ddhu scurifizziu, tutt’on thrattu,

vitti ‘na cura ‘i stiddha chi carìva:

Fù com’on lampu, tuttu all’inthrasattu…

…Vuliva, sì, vulìva, chi vulìva;

 

non mi viniv’a menti nuddhu spilu

e nd’eppi desideri, tanti e tanti!

Po’ nci pinzài e mi rrizzàu ‘u pilu,

quantu cosi vulìva, quanti, quanti;

 

vulìva ‘na casetta c’u giardinu,

un pocu ‘i paci, un pocu d’armonìa,

vulìv’a’ me’ famigghia cchiù vicinu

e tanti tant’amici anit’a mia!

 

Vulìva tantu tantu, e po’, chi sacciu,

vulìv’avìr’e dari tant’amuri,

ch’a genti, forhsi staiu niscendu pacciu,

vulìva mi mi spart’i’ so’ duluri;

 

e mi nci rugnu pani a cu’ non mangia

e figghj, tanti figghj a cu’ è senza,

sperandu chi ‘sta vita prestu cangia,

cu’ bona volontà e cu’ cuscenza;

 

e po’ vulìva bbrazza ‘randi ‘randi,

mi ‘mbrazz’u mundu e mi m’u tegnu sthrittu,

pirò non fazzu scrusciu ch’i me’ …Landi

e ‘u mundu è mundu bruttu, malirittu!!

 

…lazài ‘a test’all’aria pi’ sintìri,

‘na vuci, un signu…Sintìa sul’i’ riddhi,

non mi ristà athru chi… Ciangìri…

…E mi stuiài…Nton fazzolett’i’stiddhi!!!

 

 

Cadde una stella

 

Che notte, che nottata chiara e fonda,

col mare liscio liscio come seta,

la schiuma che si ruzzola nell’onda,

sembrava un mondo nuovo, un’altra vita:

 

luccicava la luna in mezzo al mare,

assieme alle stelle, bianche creature,

quelle luci che parevano lampare,

mi davano una gioia, un calore…

 

…E in quel buio fitto, tutto a un tratto,

vidi una coda di stella che cadeva:

Fu come un lampo, tutto all’improvviso

…Volevo, sì che volevo, che volevo…

 

…Non mi veniva in mente niun desìo

E sì che ne ho avuti desideri, tanti e tanti!

Poi ci pensai e mi si accapponò la pelle.

Quante cose volevo, quante quante…

 

…Volevo una casetta con giardino,

un po’ di pace, un poco d’armonia,

volevo la famiglia più vicino

e tanti tant’amici insieme a me;

 

volevo tanto tanto, e poi che so,

volevo avere e dare tanto amore,

con gli altri, forse sto uscendo pazzo,

volevo condividere i dolori;

 

e dare tanto pane a chi non mangia,

e figli, tanti figli a chi è senza,

sperando che ‘sta vita presto cambi,

con buona volontà e con coscienza;

 

e poi volevo braccia grandi grandi,

per abbracciare il mondo e poi tenerlo stretto,

però non faccio rumore con le mie…”Latte”

e il mondo è mondo brutto, maledetto !!…

 

…Alzai la testa in aria per sentire

una voce, un segno…Sentii solo i grilli,

non mi rimase altro che… Piangere…

e m’asciugai…in un fazzoletto di stelle!!!

Paolo Lacava Fabriano (AN)

 

 Attese

Giorni senza emozioni,

sere senza speranza,

notti senza sogni.

Inutili attese

di nuove albe

e nuovi tramonti

fatte di tronchi pensieri,

di sguardi perduti nel vuoto,

di ricordi e rimpianti

passate a scrutarsi nell’io

come in uno specchio

eroso e scalfito

che mostra

i segni del tempo.

Scoprire nuove rughe,

solchi profondi,

ferite e cicatrici.

Avvertire impotente

lo scorrere della vita,

perdersi nel nulla,

sentire l’urlo dell’anima

in un sordo rimbombo.

Raccogliere

l’ultimo fremito del cuore

per liberare angosce

che si agitano nell’aria

nel vano tentativo

di comporsi in poesia.

 Fausto Marseglia Marano (NA)

 

L’attesa

 L’attesa, penz’io, è ‘na cosa d’ogge e nisciuno e nuje nun à pruvato,

è sì, pecchè paricchi ccose nun se facevano maje jnto ‘o passato,

vuò ca nun ‘nce stevano tanta machinarie o cose da modernità

ma ll’omme campava assaje meglio chiù tranquillo e cu semplicità.

 

Certo’nce stanno attese e attese ‘nce stanno chelle belle e chelle brutte

‘nce stanno pure da natura, quanno l’arbero cu ‘e sciure aspetta ‘e frutte

o quanno ‘o parulano doppo zappato e piantato tutta ‘a campagna

aspetta ‘e gghiurnate ‘e sole o quanno chiove e maje se lagna.

 

Ma nun ‘nce sta paragone ‘e ‘na mamma c’aspetta ‘na criatura,

l’attesa è troppo bella, passa subbeto e senza maje paura,

o quanno ‘e piccirille aspettano cu ggioia Pasca e Natale,

certamente pe’ ll’uovo o ‘e ppazzielle ma chest’attesa è nnaturale.

 

Po’ ‘nce sta l’attesa snervante ‘a biglietteria de musei ca fa ‘o turista

o quanno jnto ‘o studio aspietto ‘o turno tuojo addo dentista,

nun parlammo po’ quanno aspietto ‘o treno o ‘nu pullmanno ‘a fermata

pare ca l’attesa nun passa maje, ‘e vvote zompa tutta na jurnata.

 

Comme so’ smaniuse ‘e sturiente c’aspettano ‘e vote de prufussure

e miette l’allerezza ‘e quanno và tutto cosa buono de genitore

nun parlammo ‘e ll’attesa do matrimonio do battesimo o ‘a cummunione

o ‘e l’anzia de vutanti c’aspettano ‘e spoglie de scrutini ‘e ll’elezione.

 

Ma pe’ quaccuno ca pe’ disgrazia ll’è capitato ‘na mala sciorta

comme è amara l’attesa ca vene sulamente sorella morte,

ancora cchiù amara è l’attesa de’ mugliere de’marite ‘nguerra,

o chella ‘e ll’emigrante, cu tanta jurne a mare, vo’ sbarcà ‘nterra.

 

Invece è bello quanno aspiette pe’ paricchio sotto ‘a ‘nu purtone

e finalmente, doppo tanto tiempo, vide ‘e scennere ‘a guagliona.

E’bello pure l’attesa ‘e‘na mamma c’aspetta ‘o figlio fore ‘a scola,

ma ‘o tiempo nun passa maje pe’ l’auciello ‘nghiuso jnto ‘a caiola…

 

Allora l’attesa nun è ato ca ‘o tiempo ca passa e ‘o ddico cu ‘na parola,

‘o tiempo nun è mmaje chillo ca vulessemo, ‘e vvote vola,

‘e vvote nun passa maje, ‘e vvote passa jnto a niente,

ma nuje, cu tutto ‘o core, ‘o vulessemo fermà sulamente.

Biagio Scognamiglio   Napoli

 

 E intanto

Pomeriggio assolato,

un vago odore di tiglio

percorre l’aria.

Guardo il tempo che passa.

C’è un silenzio tutto intorno

mentre osservo un improvviso

gioco d’ombra sulla parete di fronte:

una nuvola oscura per poco

il sole.

Sento le foglie inseguirsi in volute ora lente ora agitate.

Guardo il mio vaso di cactus;

una colomba nutre i suoi piccoli

dopo averli covati a lungo.

Sfioro il mio ventre caldo.

Ti sento, ti fai sentire.

È’ carico di sogni questo tempo sospeso!

Come sarai? E come sarò io?

Ti aspetto.

Sarò lì alla tua prima luce.

Gabriella Dalla Pietà Roma

 

Ovunque sei

Ti ho cercato in un canto lontano

stringendo tra le mani il rumore assordante

di un sogno dimenticato.

Ho colorato parole con l’inchiostro dell’amore

per mandar via questo tormento

ed ora tutto tace, senza il respiro del silenzio.

Il pensiero di ieri è lontano

c’è qualcosa che manca al mio cuore…

il tuo sorriso incantava i miei giorni

un tempo di noi fuggito nel vento.

Ti ho lasciato tra emozioni e desideri

ed oggi, attendo la luce del sole

per darti quell’abbraccio che aspettavi

prima di andar via

e poi…

ritornerò a vagare nella mia anima graffiata.

Anna Gentile Napoli

 

Il destino di un poeta

La pietra è fredda sotto le tue spalle

e non ti basta un tetto di cartone

a mantenere vivo il sangue:

il sole è andato via da troppe ore.

 

Quel sole che non manca alla tua terra

a queste latitudini ti uccide.

E poco importa se le tue parole

erano fuoco acceso, erano amore

per la tua gente senza libertà.

 

Dalla tua penna intinta nel coraggio

nascevano milioni di soldati,

potenti, inafferrabili, feroci.

Erano grida di disperazione

piantate dentro i cuori dei tiranni.

 

Erano bombe, raffiche d’orgoglio

armi del popolo tradito,

macellato, ormai inerme.

Per poco non ti presero la vita

mentre cantavi la liberazione.

 

Ti vennero a salvare appena in tempo:

gli scannatori erano vicini

pronti a squartare ogni tua parola.

Poi su una nave marcia e senza onore

guidata da una torma di banditi

di uomini perduti, senza gloria

giungesti come un carico di stracci

su queste rive care alla speranza.

 

Spuntò un sorriso in mezzo a quel dolore:

i tuoi aguzzini erano un ricordo

pensavi di aver vinto il tuo destino.

Ma è andata la giustizia

chissà dove:

il mondo corre non si volta indietro

ed un poeta senza le parole

è come un treno fermo alla stazione.

 

La pietra è fredda sotto le tue spalle

e non ti basta un tetto di cartone

a mantenere vivo il sangue:

il sole è andato via da troppe ore.

Vittorio Di Ruocco Pontecagnano Faiano (SA)

 

Mediterraneo

 Le nostre albe senza stupore
nell’afrore acido di corpi ammassati
in cavità di sudore e dolore,
fragore di cuori sospesi

in un mare infinito.
Vite deflagrate in gorghi d’orrore,
nero magma da furore di deserti di morte,
dissecca le fauci il respiro salato
di un mare nemico.
Dilania l’anima questo filo spinato di azzurri,
sognando orizzonti sommersi nel travaglio
di onde dissacrate nel baratro
di un mare d’inchiostro.
Affondo nel pianto, negli occhi lo strazio
di madri assenti, sale e lacrime rigate sui volti,
girotondi ulcerati su un mare di lapidi.
Ci guardate senza vederci,
siamo vacue parvenze di terre remote,

paure vigliacche urlate

in un tempo disfatto da piogge aspre.
Siamo la pietà sventrata,
siamo la carità stuprata,
siamo l’Uomo che torna
sulla Croce.

Elisabetta Liberatore Pratola Peligna (AQ)

 

Grazie di esserti intrattenuto con noi e buona Poesia

 

 

Alcune immagini del XVI Premio “Ischia l’isola verde”

Le prossime foto sono riferite al XVII Premio “Ischia l’isola verde”

 

Premiazioni di sabato 21 settembre 2019

Filmato della serata di Mariarosaria Urraro.  Clicca per visualizzare WhatsApp