Jean Marie Manzoni

“Bestiario”

La savana  dell’ Africa Australe come i grandi spazi selvaggi degli Stati Uniti sono stati i luoghi di osservazione scelti per scattare queste fotografie. Il materiale fotografico  adoperato è peraltro molto semplice e basico,  Nikon D300 con teleobiettivo 500 m/m.  messa a fuoco manuale, utilizzato a mano libera.  In questo studio  fotografico e stata privilegiata la scelta di una visione in cui dominano l’impressione  e la suggestione, prive di ogni connotazione e dettaglio, piuttosto che una descrizione documentaristica. La fotografia, quindi, perde in dettagli a vantaggio di una poesia dell’immagine in cui il senso estetico prevale sull’immagine ad alta definizione. Lo scopo è quello di esprimere, attraverso la fotografia, la forza, la violenza, la dinamica, evidenziandone le valenze del momento culminante dell’azione, oppure di svelare ritratti simili a maschere misteriose e talvolta inquietanti.

Jean-Marie Manzoni

Nato a Ginevra/ Svizzera nel 1945 Studi alle Belle arti di Basilea e presso la scuola di fotografia di Vevey.                                                      Fotoreporter per diversi anni per un importante gruppo di stampa. Apre in seguito uno studio e svolge per diversi anni un attività nel campo della fotografia pubblicitaria.  Compie adesso lunghi viaggi nel mondo dedicandosi unicamente ad una ricerca personale sull’espressione del movimento  in particolare nel mondo animale.

Mostre personali

1966 Galeria delle Stampe  Antiche / Ischia –  1997 Centre de la Photographie / Genève – 1998 Galerie Municipale du Château d’Eau / Toulouse–  1999 Galeria Eloart / Forio d’Ischia  – 2000 Galerie Passage / München  –  2001 Edward Carter Gallery / Gualala-San Francisco – 2004 Galerie Focale / Nyon- Genève  –  2005 Castello Aragonese / Ischia – 2008 La Galerie / Genève  –  2010 Galerie Art Bongard / Genève – 2010 La Galerie – Artby Genève/ Genève –2010 Rustica Domus -Colletiva / Ischia 2011 –  La Galerie – Artby Genève/ Genève  – 2012 Galerie Art Bongard/Verbier  – 2012 Giardini Villa Ravino / Forio d’Ischia   –  2013 Comune di Perugia / Perugia  – 2013  Galeria Ielasi / Ischia

 Auktion 1999 Kunsthaus Lempertz – Kӧln – Deutschland  Collezione  Fond Cantonal de Décoration et d’Arts Visuels – Etat de Genève – Suisse Collezione  Galerie Municipale du Château d’Eau – Toulouse  – France    Collezione  M + M Auer – Genève   Suisse                                               Collezione  Charles-Henri Favrod – Saint-Prex – Suisse Collezione  Singer Gallery – Petaluma – California-USA                                                        Fondazione Italiana per la Fotografia / Didattica “Aquilone” – Torino – Italia  Collezione Galerie Springer  – Berlin

Jean-Marie Manzoni, il fotografo poeta

Aquila bateleur, così definita per la caratteristica abitudine di battere le estremità delle ali mentre vola, come per cercare il bilanciamento. Aquila urlatrice, detta anche la “gridatrice” è un inconfondibile rapace dalla testa e la coda bianche. Sicuramente una delle aquile africane più belle da vedere e da sentire: è stato detto, infatti, che il suo grido potrebbe essere preso a simbolo dell’Africa selvaggia come e più dello stesso ruggito del leone. Giant eagle owl, il più grande gufo del Sudafrica, alto fino a 65 cm, dalle caratteristiche palpebre rosa. Non è l’ennesimo trattato di ornitologia. Sono i rapaci di Jean-Marie Manzoni. Rapaci in picchiata, in planata, a riposo o in volo, nel solco della migliore fotografia d’autore. Jean-Marie Manzoni, fotografo ginevrino, trapiantato ad Ischia da circa trent’anni, è infatti il loro migliore ritrattista. Sono andata a trovarlo nella sua casa immersa nel verde dei Giardini Ravino, ad Ischia. Armata di penna e taccuino, ho abbandonato presto le armi della parola scritta per ascoltare soltanto, e guardare ammirata i suoi scatti. Esposti sui muri di tufo bianco, nella sala dei Giardini che ospita la sua Personale, fino al 4 luglio, recano tutto l’esotismo dell’Africa sub equatoriale nei voli liberi dei suoi uccelli più maestosi. Aquile e falchi ripresi nei toni del bianco e nero, stampati, poi, come acquerelli. Sarebbe logico aspettarsi, in fotografia naturalistica come questa, molti dati a disposizione, particolari sulle specie animali immortalate, dettagli, colori e contesti ad indicarci la provenienza,  l’habitat. Nella fotografia di Jean-Marie non vi è nulla di tutto questo. Il risultato non è inferiore, è sorprendente. Una suggestione unica in cui l’occhio del fotografo impressiona, ad esempio, una magnifica ala che spicca, solitaria, sullo sfondo. Un rostro adunco che immagini laceri il silenzio col suo grido. L’impeto di un falco in volo. Immagini che ti colpiscono per la loro dinamicità, l’evidente velocità nella caccia di questi volatili. Eppure l’immagine ha un carattere universale, atemporale, escludendo volontariamente ogni riferimento spazio-temporale. È la magia della fotografia di Jean-Marie Manzoni. Indice che la fotografia naturalistica non è solo mero dato oggettivo, dettaglio documentaristico, ma immagine poetica. L’artista privilegia, infatti,  l’aspetto spirituale, interiore, di ciò che accade o sta per accadere. Un senso estetico che prevale sul dato scientifico in una rivelazione nuova fatta di intuito e percezione profonda della realtà. Così mi spiega Jean-Marie Manzoni. Pantaloni kaki, maglia dello stesso colore, magrissimo, parlata dolce, dal lieve rotacismo. Lenta, di chi è abituato alle lunghe attese, ai silenzi della savana. Mi accoglie con un sorriso ed una brocca di limonata ghiacciata a stemperare il pomeriggio torrido dell’isola. Dell’Africa, dove si reca per lunghi mesi per i suoi reportage fotografici, ha lo sguardo fiero. È lui a snocciolarmi i nomi di quei rapaci, solenni nella lotta per la sopravvivenza. Ieratici nel loro volo altissimo. Jean-Marie ama profondamente questi uccelli. Li ha studiati e osservati per anni per fotografare poi soltanto ali, zampe, code. A volte tutto il corpo proiettato sulla preda o intento in un rito amoroso. Sempre con quel rispetto essenziale a permettere tale simbiosi. Si alza, Jean-Marie, dalla sua poltrona in vimini e mi porge la mano. Lunga e sottile. Tra giorni parto per l’Alaska, mi dice. A fotografare i grizzly e le aquile dal collo bianco. Arrivederci Paola. Ci vedremo quando torno. Si allontana. Poi fa qualche passo indietro, come dimentico di qualcosa. – A pensare che non puoi dirmi neanche in bocca al lupo, perché i lupi non li fotografo! – Ride per questa battuta semplice, leggera. Come lui. Così fuori dall’ordinario, così puro.

Paola Casulli  Corriere dell’Isola, luglio 2012

La force de l’aile

Eperdu et précis, le vol des oiseaux défie le commentaire, tant il fulgure, traverse l’espace, prend appui sur le vide, achève un mouvement sitôt amorcé, ou sinon plane comme immobile, puis soudain, si brusque sa descente ( on est tenté de dire sa chute), si inattendu son arrêt. Tant qu’on en vient à croire à la densité de l’air, à l’appui qu’il offrirait, tout en sachant qu’il ne soutient rien, qu’il n’est que lacune et illusion, que s’est au contraire l’essor qui donne au ciel l’impression de profondeur et de masse. Mais l’oiseau fonce et, si haut vol-t-il, le regard monte, s’élève à la verticale, épouse la trajectoire comme s’il la devenait, captif de l’éclair et rapide autant.

Jean-Marie Manzoni étudie le vol des oiseaux et le restitue, lest ou lent, le faisant sien avec justesse qui stupéfie parce qu’elle est à la fois  patience et acuité. Moderne Léonard, il suit ce tracé qui se dérobe, le capte et nous vaut cette énergie en action, cette prestesse, cette force immatérielle de l’aile. Jean-Marie Manzoni a miraculeusement l’œil vif-argent.

Charles-Henri  Favrod

Stark  black-and-white images by the contemporary Swiss photographer, Jean-Marie Manzoni. For the past few years he has spent a month at a time in a small cottage in California, near the mouth of the Russian River. There, on river bank, he sits with his camera for hours.

Many nature photographers anthropomorphize their animal subjects  so that we can better empathize with them. But Manzoni has greater respect animals than that. Ospreys are not sweet young things, they are fish hawks, savage killers of their prey – they crash, hover, and soar in dark silhouette against white paper. Talons exposed, wings hunched, eyes piercing,  in his photographs Manzoni frees the essence of these birds. Following solo shows in Europe, this is his first American exhibition.

The Newsletter of the Edward Carter Gallery

Mit seinen bizarre Schwarzweiß Fotografien stellt der italienische Künstler Vögel in abwechselnden höchst poesievollen Formen dar : Die blitz-schnellen Bewegungen beim Sturzflug, das ausgereifte Dahingleiten, die sanften Schwingungen im Flug, die schwarzen Augen, vor schwarzem Hintergrund, den leichten über das Bild fliegenden Körper-hier wird das Auge des Naturforschers inspiriert über das Sichtbare hinaus zu interpretieren.

s.e.p.p. magazine – München