Pio Scippa

Amore per l’Arte
Pio Scippa nato a Napoli 14 gennaio 1952, ha vissuto e lavorato gran parte della sua vita a Forio d’Ischia, dove riposa dal 3 maggio 2015. Fin dalla fanciullezza è stato sempre attratto dall’arte, in particolare ha rivelato una forte attitudine per il disegno e la pittura che è riuscito sempre a coltivare pur seguendo parallelamente gli studi presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Napoli dedicandosi alla politica e al sociale, ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Napoli. Ha frequentato l’ambiente degli artisti italiani e stranieri che vivono a Forio e si è legato d’amicizia con alcuni di essi.                                                                                                                                                                 L’Artista applica nelle opere le conoscenze anatomiche acquisite in ambito sanitario. Infonde il colore al fine di dare volume e giusta luce ai lavori. Matura negli anni una personale tecnica e linea di pensiero artistico. La crescita artistica l’ha portato al sapiente utilizzo della tecnica a olio e acrilico. Sviluppa un forte interesse per la scultura, realizzando opere in creta e gesso. Partecipa a importanti eventi espositivi imponendosi sulla scena pittorica e scultorea isolana.
Gaetano Scippa

Pio Scippa: l’esilio volontario
Venne a Ischia vestito d un poncho, era bellissimo come un giovane Garibaldi appena tornato dal Sud America.        In pochissimo tempo appartenne al paese, al paesaggio, alle persone, e divenne una delle piccole – grandi personalità del luogo, quelle che si riconoscono per strada, di cui si parla o si chiacchiera, di cui si sa tutto o quasi. Il suo lavoro all’Ospedale Rizzoli, svolto col massimo impegno umano e professionale, il suo attivismo politico, spalla a spalla con alcune delle figure più rappresentative della politica locale con le quali si ritrovava nella sezione del PCI di Forio, la sua creatività che coinvolgeva, contagiava i suoi amici, la sua straordinaria passione per le arti, il teatro,  il cinema, ma in particolare per la pittura e la scultura alle quali si è costantemente dedicato partecipando a mostre e rassegne d’arte, il suo interesse per la cultura e per i fermenti culturali del paese che da sempre hanno animato eventi e manifestazioni di spessore, hanno fatto sì che la sua presenza divenisse trama e ordito di questo tessuto sociale quasi fosse stato un nativo del luogo. Isola nell’isola, Pio viveva una solitudine fatta di incontri e Ischia è stata il luogo ideale per suggellare lunghe e numerose amicizie, animate da vivaci contrasti e fraterne riappacificazioni, per vivere brevi ed intensi amori, appassionate militanze che lo trascinavano in battaglie donchisciottesche.                   Tutti i suoi molteplici e variegati rapporti umani, come onde che si infrangono su uno scoglio, non smuovevano né sbriciolavano la sua granitica solitudine. In lui convivevano, come lo Yin e lo Yang, gli opposti ma non in equilibrate armonie bensì in paurose oscillazioni, rollii e beccheggi di una nave nella tempesta: misantropia e filantropia, euforiche passioni e viscerali avversioni, grande puntualità, precisione, fedeltà agli impegni e alla parola data nei rapporti di lavoro e, di contro, improvvisi silenzi o assenze senza spiegazioni nei rapporti sentimentali o affettivi. Di sicuro diceva quel che pensava “senza anestesia” anche se la verità era asprigna, tagliente e di ciò i veri amici gliene erano grati. Negli ultimi tempi il suo equilibrio, fatto anche di disillusione, sembrava scombussolato e messo in crisi da un profumo irresistibile, ammaliante. Un sentimento nuovo, uno sconosciuto stato dell’essere avevano sconquassato il suo “assetto” psicologico sedimentato negli anni: il fiore della paternità, come lo avesse stordito e stregato, ha rappresentato la sua ultima meravigliosa e ardua prova.                                                                                         E’ difficile tracciare le linee del suo percorso artistico per l’impossibilità di visionare la maggior parte delle opere e riconoscere delle fasi distinte nello sviluppo della sua ricerca pittorica o plastica, ma di sicuro si riesce a cogliere, nei pochi ma rappresentativi germogli di talento raccolti in questa mostra a lui dedicata ed in quelle opere di cui serbo il ricordo, un’espressione artistica autentica, immediata e appassionata. Di sicuro l’impellenza creativa urgente e costante, insopprimibile come una fame ancestrale, era per Pio Scippa un impulso irrinunciabile che lo spingeva in una febbrile e curiosa esplorazione di tecniche diverse e materiali disparati: l’argilla, il legno, le conchiglie, persino il cemento. I motivi ricorrenti fanno parte del suo vissuto, del suo retaggio culturale, del suo mondo fantastico: le figure mitologiche della classicità greca e latina, le maschere, la tradizione partenopea settecentesca del Presepe, l’autoritratto, che, a tratti, rivela alcune intense e drammatiche fasi psicologiche della sua esistenza, la figura femminile ma anche maschile come espressione della bellezza e dell’eros, gli animali di acqua e di terra della nostra Isola, la natura mediterranea, di cui si sentiva parte quasi animale.Una mostra, la maniera migliore di ricordarlo, o meglio, di trattenere ancora una parte di lui. Una mostra realizzata soprattutto per noi amici, familiari, conoscenti, perché sentiamo un po’ tutti di dovergli qualcosa, perché ci strazia il vuoto lasciato dalla sua assenza e proviamo a colmarlo. Così la rabbia impotente per questa ingiustificata svolta del suo destino si scioglie finalmente in lacrime e sorrisi ammirando i suoi bei lavori che ci parlano di lui molto più di quanto lui stesso non abbia fatto.                                                                                                     Ciao Pio, a domani!
Teresa Coppa