Domenico Sepe

E’kfrasi : espressioni

Delle sculture di Domenico Sepe vorrei prima di ogni altra cosa evidenziare la singolare e ormai rara rifinitura. In un tempo in cui tutto tende al sempre più effimero, caducità e indecisione sembrano fattori predominanti, nel quale spesso un ferro ossidato o un cumulo di rifiuti possono fare scultura, Sepe con caparbietà presenta opere nelle quali il modellato plastico non è truccato, dove ogni massa ha un senso e una sua ragione. Le sue opere nascono prevalentemente dallo studio delle forme della natura e, soprattutto, del corpo umano. In esse è peculiare l’ispirazione all’arte dell’antica Grecia, che rappresenta il punto di partenza per conseguire un’espressività autonoma, che non scade mai nel didascalico e nell’ovvio. Si veda, per esempio, il San Giorgio Martire; sarebbe errato leggere quest’opera come un semplice “ritorno” al classico. Infatti, se è inconfutabile il fascino esercitato su Sepe dalla grande scultura del passato, è altresì presente un interesse compiutamente contemporaneo verso le condizioni emozionali e la rappresentazione degli stati dell’animo dell’uomo del nostro tempo. L’artista modella figure, nudi perfetti, al punto da evocare vertiginose profondità classiche e sensibilità rinascimentali, ma alla concezione eroica ed olimpica dei corpi associa l’esplorazione delle condizioni esistenziali, l’indagine delle emozioni, l’attenzione alle interiorità psichiche. Nascono così sculture di superba maestria tecnica specchio di una condizione umana in equilibrio precario fra azione e inerzia, pensiero e distacco, colti nell’attimo della “concentrazione”, dell’“ascolto”, della “disperazione”. Sono figure bloccate nella materia nei momenti della loro solitudine o, più semplicemente, sorprese nell’intimità del riposo come in Risveglio. Inoltre Sepe giunge a esiti di straordinario realismo psicologico quando è chiamato a cimentarsi nella ritrattistica, si vedano il Giovanni Paolo II, il Dante Alighieri, Cristo Martoriato (opera consegnata a Papa Francesco in udienza privata) etc. In questo caso si sofferma su particolari di grande realismo nella resa del volto, del corpo, dei muscoli e, nel frattempo, raggiunge una straordinaria penetrazione psicologica del personaggio. Le sue sculture, sia trattino temi laici sia sacri, hanno la forza di stabilire un immediato rapporto intimo con lo spettatore, che osservandole cerca di penetrare il mistero e goderne l’armonia, quasi a rivivere le emozioni inafferrabili dell’artista che le ha plasmate. Il messaggio è chiaro. L’artista non cerca facili consensi e non vuole assolutamente meravigliare l’osservatore. Domenico Sepe è se stesso: spontaneo; vuole toccare non solo la mente ma soprattutto l’anima di chi osserva.

 Dott. Immacolata Marino