Omaggio ad Antonio Macrì (Le Processioni).

COMUNICATO DEL 07/04/18

La famiglia Macrì, il curatore M° Raffaele De Maio, e l’Associazione Culturale Radici sono lieti di comunicare che la mostra di pittura “Omaggio a d Antonio Macrì. (Le processioni)”, in esposizione al Torrione di Forio dal 31 marzo al 7 di aprile, verrà prolungata fino al 15 aprile con orario di apertura 18.00 / 20.30, ingresso libero. Si ringraziano le centinaia di visitatori che hanno inteso testimoniare, con la loro presenza, la validità del messaggio dell’Artista dei colori dell’isola, e quanti ancora lo vorranno intimamente salutare.

ARTICOLO DEL 18/03/18

Un tributo dovuto quello che l’Associazione Culturale Radici e il Comitato Arti e Mestieri hanno messo in programma, e che sarà visibile al grande pubblico ospite e isolano durante la settimana pasquale. Da sabato Santo a sabato 7 aprile, infatti, al Museo Civico “Giovanni Maltese” presso il Torrione di Forio rivive tra noi Antonio Macrì, l“Artista dei colori di Ischia”. Antonio, recentemente scomparso fisicamente è ben vivo nei nostri cuori e lo dimostrerà con n’esibizione postuma al Torrione da cui mancava da qualche anno. Nel 2012 abbiamo avuto il grande piacere di ospitarlo in una collettiva realizzata dall’Associazione Giochi di Natale proprio nel periodo pasquale. La sua didascalia riportava:

Antonio Macrì nasce a Ischia nel 1933 da padre calabrese e madre ischitana. Giovanissimo, aiuta il padre a portare avanti una locanda sul porto, punto d’incontro di tutti, gli artisti giunti a Ischia nel dopoguerra. Alcuni di essi vi alloggiano per mesi e anni come Hans Purrmann, Wemer Cilles e Lélo Fiaux. Nel ’75 inizia a viaggiare per l’Europa: Venezia, Amsterdam, perché sente il bisogno di trasmettere le sue sensazioni  visita Monaco e soprattutto Parigi. Dopo questi viaggi, la sua pittura cambia, i toni si ammorbidiscono, il tratto diventa raffinato e incisivo, ma i temi restano quelli di sempre: Ischia e il suo mare, Ischia e i suoi umori. Le sue tele stupiscono per l’appropriata tecnica nell’uso sapiente dei colori e per l’uso studiato della luce e attraverso l’evanescenza dell’immagine. Per ottimizzare queste tecniche i suoi quadri sono pieni di mare e di cielo e nubi spesso straripanti che partono anelano all’infinito.

La passione per la pittura, per Antonio è stata sempre una pura difesa dagli affanni quotidiani e fino alla sua leggera dipartita, è stato sempre umile, modesto, e silenzioso, prediligendo la sua realtà colma di matite, pennelli e colori.

Lungo il cammino delle Processioni, che da attento osservatore Antonio riusciva a catturare sulla morbida tela, gli attoniti visitatori si troveranno davanti a vibranti pulsioni emotive d’intensa serenità.

In sinergia con gli amici del Comitato Arti e Mestieri, che da vari anni si adoperano per trasmettere l’importanza di non dimenticare le tradizioni e le antiche Arti e i mestieri del territorio isolano, impegnandosi con notevole successo soprattutto nell’allestimento ed esecuzione di Presepi artistici e carri di carnevale, è stato possibile preparare un ricordo del compianto Antonio. I volenterosi amici sono stati, infatti, vincitori del primo posto all’ultimo concorso di carri allegorici in occasione del centenario dell’Associazione folkloristica Monterone, di Forio d’Ischia,  sfilando con la parodia del “Bel Paese.”

Non resta che attendervi tutti all’inaugurazione sabato 31 marzo ore 18.00 presso la Sala Mostre del Torrione. Se non ci riusciste, potrete visitare l’esposizione fino a sabato 7 aprile 2018.

 

 

ARTICOLO DEL 07/*04/18 INVIATO DAL M° RAFFAELE DE  MAIO  (curatore della mostra)

“LE PROCESSIONI”

Omaggio al pittore ischitano Antonio Macri’

 

Come amico di lunga data di Antonio e della sua famiglia oggi qui presente con noi, nonché come esponente, in questa circostanza, del comitato Arti e Mestieri di Forio che ha promosso assieme all’Associazione Radici del Torrione questo evento, ringrazio tutti per la numerosa presenza che qui stasera sono sicuro, vuole essere soprattutto testimonianza di affetto e ricordo dell’amico Antonio, rimandando ad altre future manifestazioni un’analisi critica della formazione artistica e della numerosa produzione che il pittore Macrì ha realizzato nel corso della sua vita.

La mostra dal titolo “Le Processioni Popolari”, che per Antonio non sono tanto un pretesto per onorare il santo, quanto la rappresentazione del sentimento di fede popolare che, nelle nostre regioni del mezzogiorno e qui sull’isola, caratterizzano il rapporto atavico della popolazione con il proprio territorio e le sue tradizioni di fede e costume. L’Artista, pur attingendo dal proprio passato, esprime il suo messaggio facendolo uscire dal perimetro chiuso dell’isola, trasportandolo in uno spazio atemporale di luci e ombre monocromatiche fuori dall’iconografia classica del paesaggio isolano. Altri temi a lui cari quali ad esempio quelli natalizi degli “zampognari”, dei “fari nel porto” o le “sagome” fiabesche del castello aragonese, nei quali a differenza degli anni giovanili, di cui abbiamo in mostra un’opera a cavalletto che riprende uno scorcio di Forio dal mare, l’uso del pigmento del colore si ispessisce, quasi divenendo un manto materico picchettato sulla superficie della tela, tecnica a cui Antonio approda negli ultimi decenni della sua vita artistica usando colori ad olio finissimi che qualche volta negli ultimi tempi (e qui mi scuso per l’autocitazione) mi incaricava di comprare da Bergavi quando mi recavo a Napoli.

La mia amicizia con Antonio e la sua famiglia dura da circa quarant’anni, infatti, nasce alla fine degli anni settanta, quando mi trasferii ad Ischia per prendere lavoro presso l’istituto Dohrn sulla riva destra di porto d’Ischia recandomi spesso presso la pensione di Antonio in via Iasolino, dove la mia giovanile passione per il dipingere mi fece stringere amicizia con una generazione di artisti e di persone che hanno contribuito negli anni ottanta alla crescita culturale ed artistica dell’isola. A riguardo vi è da dire però che già dalla metà degli anni cinquanta la pensione della famiglia d’origine di Antonio era stata meta di artisti di fama internazionale di cui ricordo Hans Purmann, allievo prediletto di Matisse, che per vari anni nei periodi primaverili soggiornò presso la pensione di Peppe o’ Calabrese, divenendo poi quasi un membro di famiglia. Questa tradizione di familiare ospitalità artistica, durò anche negli anni successivi durante la gestione di Antonio. Ciò mi permise, frequentando la pensione negli anni ottanta, di entrare in contatto con un gruppo di artisti e di amici che nel primo pomeriggio tra una partita a carte e un caffè offerto dalla moglie Teresa, chiamata amichevolmente Sisina, amante di pesca, dissertavano e programmavano eventi artistici tesi ad una valorizzazione culturale alternativa alla massificazione turistica che Ischia cominciava a subire.

Di quei cenacoli pomeridiani ricordo con affetto, l’indimenticabile Tonino Della Vecchia, Michele Longobardi, Gennaro Basile e Corrado D’Ambra, che sulle pagine di alcuni giornali locali, assieme al sottoscritto, tenevano le prime rubriche quindicinali dedicate agli artisti e agli eventi culturali che si organizzavano sull’isola. Spesso queste sedute pomeridiane erano interrotte dall’arrivo di alcuni pescatori amici di Sisina ed Antonio i quali, in piccole quantità, esibivano orgogliosi il pescato del giorno che Sisina da provetta cuoca, l’indomani preparava per la famiglia ed alcuni amici. A riguardo non a caso il ciclo pittorico dedicato alle “paranze e alle barche” risale a quel tempo e a quelle atmosfere.

Del carattere dell’uomo Antonio posso dire che aveva un’indole mite che lo portava ad interagire con tutti, compresi i clienti della pensione ed i suoi amici, sempre con toni bassi ed educati che spesso accompagnava con sorrisi abbozzati di sincera cortesia privi di ossequiosa piaggeria. Quando nei ritagli di tempo ci incontravamo ritirandoci nel suo atelier ricavato in uno spazio della pensione, spesso mi chiedeva un parere su quello che stava dipingendo, mostrandomi a volte anche gli schizzi preparatori a matita che Antonio da bravo e raffinato disegnatore era solito fare prima di passare all’opera ad olio. A volte ci intrattenevamo sulle grandi mostre che si tenevano all’estero con particolare riferimento a quelle di Parigi dove Antonio si recava spesso in compagnia di alcuni amici o a volte con i figli. Significativi di quei viaggi è il ciclo pittorico dedicato ai “tetti di Parigi”. Lo stesso dicasi per il ciclo dedicato ai “fari del porto” di cui Antonio aveva vivissima memoria perché durante il servizio militare prestato in marina era stato distaccato presso uno di essi. Sovente nelle sue notti di guardia, guardando il cielo stellato e il fascio di luce del faro che si rifletteva calmo sul mare, scriveva pensieri e poesie che per innato pudore poco esibiva ma che io ho avuto il piacere di leggere e di commuovermi.

E qui in proposito non è azzardato, a mio dire, che Antonio può essere considerato davvero l’ultimo poeta pittorico della sua terra e delle sue atmosfere, così come per accostamento artistico lo è stato Ottone Rosai per i luoghi e i personaggi di strada della sua Toscana.

Con Antonio ho partecipato nel corso degli anni a varie manifestazioni, delle quali ultime in ordine di tempo sono state quelle in occasione della festa di S. Anna nel 2012 e la personale nel 2013 a Villa Arbusto. A riguardo, ricordo che in occasione della festa di S. Anna nel 2012 (sfilata di barche allegoriche nello spazio di mare antistante il castello aragonese a Ischia ponte). Antonio fu incaricato, come artista locale, di dipingere il palio della festa (dipinto su un drappo che evoca l’antica tradizione della sfilata) che, fissato su un’asta viene consegnato in forma permanente ai titolari della barca vincitrice. In quell’occasione il destino volle che la barca vincitrice che gareggiava per uno dei sei comuni dell’isola (Barano) fosse quella di cui avevo curato il bozzetto e la scenografia e assieme agli amici del comitato Arti e Mestieri la costruzione. Riporto questo episodio per sottolineare che anche quella occasione, seppure con compiti diversi e ignari reciprocamente dei ruoli assegnatoci, il destino di comunanza artistica ed amichevole ci aveva uniti. Oggi quel palio è conservato in una sala del comune di Barano. A questo evento seguì nell’anno successivo (2013) un’esposizione personale a Villa Arbusto, a cui parteciparono Antonio, la pittrice Inghe Kress Di Scala ed il sottoscritto.

Queste furono le due ultime occasioni pubbliche in cui ci incontrammo. Da allora ci rivedemmo varie volte a casa sua, dove ormai il suo sopraggiunto improvviso mutismo già annunciava il cambiamento di salute in atto. Ormai i colori e i pennelli erano stati accantonati ma di quegli ultimi incontri di sincera ed affettuosa amicizia mi è vivo nella mente il suo abbozzato sorriso e la brillantezza gioiosa negli occhi nel salutare l’amico di turno che lo andava a trovare.

E qui chiudo con un mio pensiero sulla grande bellezza dell’arte che dedico come omaggio personale ad Antonio ma che vale per tutti gli amici e coloro che hanno il talento e il dono della creatività artistica.

A volte, riflettendo sull’arte, piccola o grande che sia, mi chiedo come sarebbe stato il mondo senza di essa. Forse un involucro meraviglioso di natura, di mutazioni ed eventi umani nel quale, probabilmente, gli uomini sarebbero stati destinati a vivere privi della bellezza rappresentativa della propria creatività.

Fortunatamente ciò non è stato perché, sin dalla sua apparizione, l’uomo ha posseduto e sviluppato in un continuo divenire il suo gene artistico, modellando e arricchendo continuamente la sua vita e l’ambiente in cui è vissuto di bellezza estetica, contribuendo così a sviluppare e caratterizzare la civiltà di un popolo.

in proposito un sovrano del XIX sec. amante di arte, Francesco I d’Austria, diceva: – gli uomini fanno i re, solo dio può fare un artista-.

Se quest’affermazione è condivisa, non ci resta che ringraziare tutti i “prescelti” ed in questa occasione particolarmente Antonio, che nei vari campi dell’arte e del sapere ci hanno lasciato, ci lasciano e ci lasceranno testimonianza della grande bellezza che la loro creatività racchiude”.

Raffaele De Maio

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A. Macrì. L’isola dei morti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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