Maltese

Giovanni Maltese

Giovanni Maltese (1852-1913) nacque a Forio da famiglia di contadini. Presto riamse orfano di madre, e quando il padre convolò a nuove nozze, fu affidato ad alcuni zii, i quali lo avviarono alla vita dei campi. Secondo il poeta Giovanni Verde, è in questo periodo che il giovane Maltese consolidò il suo talento artistico. Al età di 16 anni il giovane Matese costruiva sculture in legno, cosa che non passò inosservata al sindaco dell’epoca Orazio Patalano. Il sindaco ottenne una borsa di studio per il Maltese di trenta lire mensili, e questo permise al giovane Giovanni di Iscriversi all’Accademia delle Belle Arti di Napoli. Conseguito il diploma, il poeta venne seguito da Guilio Monteverde che aveva studio in Roma.
In seguito venne chiamato per decorare il celebre castello di Chenonceau in Francia, ma questa per il Maltese non fu una felice esperienza. Screzi con il direttore dei lavori convinsero il Maltese a trasferirsi a Parigi ove visse per circa un anno sostenendosi con i suoi lavori a carboncino che eseguiva come artista di strada. Ma trovò anche il modo di eseguire due busti in gesso attualmente custoditi al Louvre.  Con il terremoto del 28 Luglio del 1883 che devastò Casamicciola Terme, ma anche una rilevante zona di Forio, il Maltese perse tutto quello che aveva, (fratello e nipote) riuscendo per sua opera a salvare la cognata tirandola fuori dalle macerie. Il trauma del Maltese fu cosi forte che decise di non inseguire più la fama nel mondo artistico. Il Torrione,la maggiore delle torri di Forio, divenne per oltre un trentennio la sua dimora. E’ qui che conobbe la pittrice inglese Fanny Jane Fayrer che in seguito divenne sua moglie. Nel Torrione il Maltese produsse le sue opere più importanti e sono ancora qui conservate. Sempre nel Torrione il Maltese iniziò a scrivere alcune opere in dialetto foriano.
I rapporti tra il Maltese e alcuni nobili foriani iniziarono ad inasprirsi, a causa del mancato finanziamento da parte dell’amministrazione, della scuola di disegno di Giotto. Il Maltese visse in malo modo l’accaduto e per vendetta pubblicò un famoso libello anonimo dal titolo “Cerrenne” ovvero “Vagliando”. Questo libro ebbe un successo importante, e si dice che alcuni versi venivano recitati a memoria dal popolo, e questo fece infuriare gli amministratori locali. Fu Giovanni Verde che svelò chi scrisse quelle righe dopo che il poeta Luigi Patalano gli raccontò la verità. Nel frattempo il Maltese era morto nel 1913 e riposa nel cimitero di Forio.