Giovanni Verde, poliedrico Cittadino foriano, emigrante.

Come consuetudine, da sedici anni, l’Associazione Giochi di Natale, cogliendo l’occasione dell’edizione del concorso di Poesia “Ischia l’isola verde”, quest’anno dedicato alle Migrazioni intende ricordare un personaggio che si sia distinto per i suoi meriti e in un particolare ambito. Poiché il tema di quest’anno è appunto le Migrazioni, ci siamo rivolti al direttore del Museo Civico “Giovanni Maltese”, il Capitano Giuseppe Magaldi, che ci ha illustrato la figura di questo insigne concittadino, allievo di Giovanni Maltese e primo direttore del Museo e, suo malgrado, emigrato da Ischia per poter svolgere al meglio la sua attività di fine poeta, giornalista, saggista e scultore.

Forio 01/08/2018 tempo locale 15h20m00s

Caro Giovanni Verde,mi permetto di darti del tu, anche se purtroppo il tempo terreno concessoci non si è neanche in parte sovrapposto. Nonostante ciò, sento di conoscerti.Ho cominciato a farlo da quando nel 2013 ho preso -indegnamente- la direzione del tuo caro Museo Civico del Torrione “Giovanni Maltese”, di cui fosti il primo direttore.

Ti conosco per l’incorrotta eternità affidata ai tuoi scritti, scritti di gran pregio, degni della tua anima, della tua cultura e vivi d’orgoglio per la nobiltà dei tuoi avi e della tua terra baciata dal sole a ponente.I miti che individuano e contraddistinguono genti e luoghi della nostra isola, cui fai ricorso nella “Saga di Pithecusa”, ne sono la conferma.

Ti conosco satirico ed ilare nel vernacolo di “Quando ne imbrocco una” ed anche raffinato e delicato attraverso le rime “I miei versi giocosi“.

Ti conosco amante orgoglioso della nostra terra e rispettoso del forestiero tramite la guida “L’isola d’Ischia a volo d’uccello“. Mi si perdoni la definizione azzardata, un vero spot dell’isola, che focalizza bellezze incontaminate, storia e tradizione.

Ti conosco attento acusmatico del territorio e della popolazione indigena, attraverso la raccolta “RACIMOLI” che affronta il quotidiano con un’ironia mai banale o di circostanza.Ti conosco frizzante ed acuto nella commedia comica “NZAURETE“, che ben fotografa le perplessità dei giovani e le preoccupazioni dei genitori nel passaggio della progenie dall’età della spensieratezza a quella dei doveri.

Ti conosco dai tuoi articoli sui quotidiani nazionali Il Giorno e Il Mattino, e locali, Il Gerone e L’Aquilotto da te fondati. Articoli spesso scomodi che rifuggono il politically correct, oggi tanto in voga.

Ti conosco dai bozzetti semplici, diretti e spesso autoironici come il tuo autoritratto: “Amo la pioggia di notte, gli scogli nella bassa marea e la carne alla pizzaiuola… Odio chi mi odia e chi non mi ama. Odio l’inchiostro sbianchito, il lapis copiativo, il vento polveroso… ma soprattutto l’ambizione e specialmente quella del mio naso, che sconfinando dal territorio che l’estetica gli assegnava, è giunto, in grazia di una politica d’espansione, a proclamarsi imperatore della mia faccia.”. (Da L’aquilotto del 15 febbraio 1923.)

Ti conosco attraverso la tua missione di insegnante alle elementari e alle superiori. Non dovevi essere mai noioso nel trasmettere il piacere di imparare, se molti alunni preferivano la tua compagnia a quella dei loro maestri, tanto da marinare la scuola per intrattenersi con te al Torrione tra le statue del M° Maltese e le mille storie su di esse che così appassionatamente raccontavi.

Ti conosco per il lavoro di scultore, mai autocelebrativo. Dal bozzetto dell’imperatore Francesco Giuseppe, che oggi definiremmo chiaramente antimilitarista, al monumento a Vittorio Emanuele II conservato a Gorizia, senza dimenticare il bassorilievo dedicato all’eroe foriano medaglia d’oro al valore militare durante la II guerra mondiale Luca Balsofiore dove l’arte scultorea e il verbo si completano reciprocamente.Ti conosco dai “Sonetti inediti dialettali” di Giovanni Maltese, che con tenacia facesti pubblicare nel 1955.Ti conosco dalle ultime testimonianze di chi poté apprendere da te, succhiando un po’ della tua cultura e di quella sana curiosità propria della tua natura, come un’ape “nfezzata nda nu fiore” (Maltese ci regala questa immagine).

Ti conosco come figlio del sindaco Matteo Verde, per tutti on Mattev, medico attento e premuroso di larghe vedute e di umanità esemplare.

Ti conosco grazie all’amore convinto, caparbio e devoto delle tue figlie Anita e Wanda. Amore giusto verso il padre, che non offuscò il giudizio sull’artista ritenuto meritorio di pubblicazione, anche se postuma.Caro Giovanni, sono certo che mi ascolti con il sorriso disegnato sul volto.

Ti ringrazio perché dalla tua penna prolifica, usata ora come un pennello, ora come fioretto, ho ricevuto conforto e risposte, sempre in una cornice di umiltà, che eleva lo scrittore e l’uomo, rendendolo patrimonio universale.Dunque nel congedarmi, chiedo perdono del tono forse un pò troppo confidenziale e, nella doppia veste di socio fondatore dell’Associazione Culturale Giochi di Natale e di direttore del Museo Civico del Torrione “Giovanni Maltese”, con immenso onore ti ho proposto come figura illustre della terra foriana che ci diede i natali da inserire nell’antologia del concorso nazionale di Poesia Ischia isola verde, mozione approvata all’unanimità con gioia.

Sempre riconoscente, con stima e affetto

Giuseppe Magaldi

Direttore Museo Civico del Torrione “Giovanni Maltese”

Come son fatto

(nemo me impune lacessit!)                                                                     

  Se mi passa una mosca per il naso,                                                            

 per Bacco, me la mangio!

E se per caso                                                                                                   

osa qualcuno farmi danno o scorno                                                              

è giunto anche per lui l’ultimo giorno!

Gli faccio un buco in testa, se lo trovo,                                                          

e poscia me lo succhio come un uovo!

Ma se fa a tempo a dirmi buona sera,                                                         

si scioglie il mio furor come la cera,                                                               

e mi mostro così di buona vena

che va a finire che… l’invito a cena.

Dalla raccolta “I miei versi giocosi”

 

 

Il Torrione Forio

Giovanni Verde